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venerdì, Aprile 4, 2025

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

Concorrente avvisato …

Grandi attese e scommesse sugli esiti di questa annunciata guerra dei dazi

Ci meritiamo Javier Milei?

Alle due e trenta dell’ora italiana che sono le dieci e mezza di sera in Argentina, è stata evidente la vittoria alle elezioni presidenziali in Argentina di Javier Milei. Il nuovo presidente dell’Argentina ha battuto il peronista Sergio Massa grazie la vittoria al ballottaggio con undici punti di vantaggio e il cinquantasei per cento dei voti. Solita festa dei vincitori. Bandiere nazionali al centro di Buenos Aires. Parola d’ordine del nuovo presidente: “tirare fuori il Paese da cento anni di decadenza”.

I tratti del personaggio sono quelli che tutti vedono. Un soggetto che si è fatto immortalare spesso con una sega per simbolizzare i tagli allo stato sociale e alle spese della macchina statale che intende fare in nome di un nuovo arrembante liberismo. E poco servono i riferimenti a Donald Trump che, anche negli eccessi, appare come un principiante se confrontato al nuovo presidente argentino. Non ammette “mezze tinte”. E ancora: “finisce il modello dello Stato onnipresente, che causa povertà e che benefica solo alcuni mentre la maggioranza degli argentini soffre. Inizia la ricostruzione del Paese”.

Su questo sfondo grottesco di un presidente con basettoni da super eroe e tratti da macho di strada, c’è un paese in ginocchio, con un debito pubblico che lo imbavaglia e un’inflazione galoppante che ha reso carta straccia della sua moneta.

Sono le premesse per cui il nuovo campione del neo liberismo lanciato dalle televisioni inevitabilmente deve prendere il sopravvento? Oramai i leader che nascono attraverso l’appeal della televisione, o da questa derivati, non fanno più notizia né casistica. Diventa un fenomeno irrefrenabile il fatto per cui lo strumento mediatico supplisce la manifesta impossibilità del leader di essere fisicamente ovunque. Quindi chi sfonda in tivvù ha vinto. E questa dinamica funziona assai meglio nei paesi in cui la crisi diventa la cifra del quotidiano vivere sociale.

Inutile ora il solito allarme sul potenziale pericolo rappresentato dallo strumento televisivo per la democrazia. Fin quando la democrazia presenta i suoi anticorpi riesce a delimitare certe fenomenologie. Quando sono i tratti più ordinari del vivere sociale ad entrare fortemente in discussione non c’è limite alla deriva. Un tempo si temeva per l’avanzata del dittatorello alla sudamericana. Oggi il pericolo si compone di una nervatura ideologica assai più pervasiva. Il dittatorello assume i tratti del neo-liberismo selvaggio, oltranzista che per cancellare l’elefantiasi dello Stato cancella la sua stessa esistenza. Ed è una lezione che vale per tutti.

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