In una scena musicale che sa proporre sepolcri imbiancati dalla cipria e dal copri-rughe (stile Rolling Stones) è giusto ricordare un disco rimasto in fondo ai memorial ma bisognoso di una spolverata dagli scaffali. Si tratta di Brain Salad Surgery arrivato il 19 novembre 2023 al cinquantesimo compleanno. Inutile sforzarsi di capire se li dimostra o ce li ha tutti. Si tratta di un’opera senza età. Non ce l’aveva quando uscì tantomeno oggi potrebbe caratterizzarsi per filiazioni e progenie lasciata. Quel disco segnò il disarcionarsi degli Emerson Lake & Palmer dal sound in cui tutti si aspettavano evolvessero. Col primo disco avevano inventato un filone che poi ebbe fortuna col Jazz-Rock. Ma, anche lì, l’intuizione fu per alcuni brani (l’attacco di The Barbarian che apre il disco, le improvvisazioni sulla ballata Lucky Man, l’immenso brano Tank). Con Tarkus sprofondarono nella suite dal sapore sinfonico più una seconda facciata del disco presa da brani di ispirazione completamente diversa che davano il senso della raccolta. Poi sempre nel ’71 esce Pictures at an Exhibition dove il gruppo sfonda ma di mezzo c’è Mussorgsky. Si tratta pur sempre del rifacimento dei suoi Quadri di un Esposizione. Finalmente Trilogy dove col brano propriamente detto tentano un connubio tra il classicismo melodico col Rock e lì la svolta piena sembra essere compiuta. Emblema ne sono brani come Living Sin e Hoedown. Si ritenevano totalmente annessi al Rock, quindi.
Niente da fare. Del Rock gli Emerson Lake & Palmer hanno le semovenze, il modo di vestire, i concerti roboanti che fanno parlare per le trovate sceniche. E poi le coltellate all’organo che ogni emersoniano si aspetta oramai dai tempi dei Nice.
In Brain Salad Surgery non c’è spazio per tutto questo. I tre esordiscono, stavolta veramente, col sinfonico. E con le Tre Impressioni che compongono Karn Evil 9 non ce n’è più per nessuno. Si comincia con un assolo d’organo poi impetuosamente il basso e la batteria, poi la voce con un cantato che sembra strappato dall’evoluzione di brano già iniziato. Il motivo si interrompe per l’improvvisazione e poi riprende. Potrebbe continuare all’infinito. Ma finisce. E inizia la Seconda Impressione. Stavolta è al piano. Ed Emerson finalmente lascia tutti dietro. Sembra non seguire solo la forsennata ricerca di dimostrare quanto è bravo ma anche il motivo che si inerpica su una ritmica di cui i timpani di Palmer non possono che prendere la conseguenza. La Terza Impressione è il trionfo. La voce di Lake pare condurci in un traguardo ma non sappiamo quale è. I testi criptici ci fanno pensare a un Carnevale dell’immaginario ma è tutto troppo sospeso e nevrotico per non dissolversi nel finale con la frase criptica per essere banalmente profetica. Un computer che parla e dice: “I am perfect, and you?” I risvolti del sintetizzatore e la chiusa fatta di note ribattute a velocità impossibile segnano l’imponderabile limite tra l’umano e sequenziale.
IN età di discussione sull’Intelligenza Artificiale Brain Salad Surgery fa ascoltato come una profezia in chiave di Sol.