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Il 4 dicembre 1993 se ne andava Frank Zappa a seguito di un cancro alla prostata col quale aveva combattuto una lunga battaglia, “fino a poco prima con successo” – come disse la figlia in una conferenza stampa prima della sua dipartita. Il fatto che lui non partecipasse a presenziare un suo concerto o annunciare una sua opera arricchendo di intemerate contro il governo degli Stati Uniti aveva creato un allarme tra i suoi ammiratori, poi dimostratosi giustificato.

Quando si congeda dal passaggio di vita un artista del rango di Frank Zappa si pone un momento di cesura storica di una produzione che non potrà essere inverata in altre attività tese a continuare a sorprenderci. Inizia però un altro lavoro. Quello della ricomprensione e della messa a punto della sua organica creazione – come se facesse parte di un tutto pre-ordinato ed inevitabile.

La verità non è mai questa ma ci piace pensarla. E la testimonianza della grandezza di un artista la si dimostra proprio finito il clamore della sua presenza in vita, quando la sua opera si pone all’analisi continua delle parti, si sminuzza, valorizzando aspetti che precedentemente erano rimasti in disparte.

Con Frank Zappa è avvenuto proprio questo. Si sono valorizzate parti della sua produzione che si ritenevano più distrattamente tese al grande pubblico per accorgersi foriere di grandi intuizioni in grado di fare la fortuna dei posteri. In testa a tutti si dovrebbe ricordare l’esordio del doppio disco You Are What You Is. Ascoltato ai tempi, in quella fine anni Settanta, Zappa e il suo gruppo si ritenevano impazziti con quel recitato molto ritmato e un motivetto insistente e cantilenante. Qualche anno dopo il Rap che ha fatto la sua fortuna per decenni ha imperversato. Leggendaria anche la sua copertina dove appare un musicista non alle prese con lo strumento ma con una grande radio in grado di metterlo in connessione col mondo. Ed è questo il segreto di un grande musicista. L’apprendere dal suo contesto, recepire e assorbire oltre l’immaginabile, setacciare e proporre in una dimensione totalmente pensata dal soggetto senziente. Fu il destino di altri immensi come lui: Charlie Parker, John Coltrane … Musicisti diversissimi dal livello di ispirazione zappiano, ma che conservano con il chitarrista californiano la stessa nietzscheana “delicatezza dell’afferrare”.

Ma, ad onor del vero, dovremmo anche mettere in archivio tanta produzione suonata e storicamente determinata perché utile a comprendere, da mettere in archivio e da conservare solo per i cultori. La sua produzione di Zappa è stata talmente immensa da non dover salvare tutto. Diciamocelo. Molte cose sono determinate storicamente e lì debbono restare. L’onestà intellettuale versata fino all’irriverenza che lui stesso ci ha insegnato, vuole questa operazione di caustica verità e di taglio alla Ockham di cose improbabili da proporre oggi a un giovane.

Ma nel contempo c’è tutto un mondo da scoprire e rivalutare. Ed è quello che vogliamo continuare ad operare nel ripensamento della sua opera.

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