L’8 gennaio sarebbe stato il suo compleanno, Parigi gli dedica una via. Pare che anche Bowie avesse un rapporto speciale con Parigi, considerata la capitale mondiale dell’ispirazione artistica. Nel ’65 ci si recò per la prima volta al Golf-Drouot che a Parigi era conosciuto per lanciare i personaggi rock in uscita. Qui fece un concerto da absolute beginner all’età di diciotto anni.
Ma il legame con la Francia è sancito per Bowie con l’esser discente del mimo Lindsay Kemp a sua volta legato al francesissimo Marcel Marceau e per aver cantato in lingua francese Amsterdam e Ma Mort il cui autore però è Jacques Brel. Sempre insistendo sul legame parigino, nel brano Aladdine Sane Bowie sembra abbia pronunciato la frase “Parigi o forse all’inferno”. Ma coi molti fans presenti nella capitale francese i legami tra questa terra e il Duca Bianco tendono a moltiplicarsi.
I francesi vogliono sempre fare i primi della classe. Stavolta bisogna, dargliene atto, ci sono riusciti. Dedicare una via a questo artista in questa città non è come farlo a Londra, sua città natia. Significa un riconoscimento internazionale, significa quel senso di universalità dell’arte a cui il Duca Bianco ha sempre teso. In più l’attenzione di commemorare il giorno di nascita dei David Bowie, l’8 gennaio 1947, una strada di Parigi. È la prima strada che titola col nome e cognome d’arte del Duca Bianco.
Si trova a la Ville Lumière, l’inaugurazione, ieri, sulle note di ‘Dancing in the Street’. Il sindaco, Jerome Coumet, ha scoperto simbolicamente dalla copertura della nuova insegna che è stata realizzata in modo uniforme alle altre strade – e questo forse al Duca Bianco non sarebbe piaciuto. L’attività amministrativa per approvare e realizzare la titolazione della via è iniziata nel 2020.
Rue David Bowie è così una strada di cinquanta metri. Prima aveva una sorta di nome in codice conosciuto o ricordato solo dagli addetti ai lavori: VoieDZ/13. Si tratta di una traversa all’altezza del numero 61 di Avenue Pierre Mende’s France. Vicino c’è la sede del Le Monde e Le Nouvel Observateur. Ci si arriva alla fermata Austerlitz della metropolitana, sempre nelle vicinanze la Biblioteca Francois Mitterrand.
Al municipio hanno celebrato la scelta della titolazione speciale con una serata dedicata al mito di Bowie nel quale ha partecipato uno dei suoi biografi, Jerome Soligny.
Il fotografo Geoff MacCormack, il pittore George Underwood, altri inviati d’eccezione e suoi amici personali arricchiscono la serata. Su Bowie anche una mostra incentrata sulla sua figura che resta aperta però solo fino al 13 gennaio. Underwood è colui che ideò una delle copertine del disco, riprodotto diverse volte, Space Oddity. Sempre Underwood l’autore della copertina di “The Man Who Sold the World”.
Ora alle altre città la medesima titolazione oppure altre titolazione, di altri divi rock, a Parigi per conservare il suo primato.