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venerdì, Aprile 4, 2025

C’è da ricostruire un mondo

Aggiornamento su questo passaggio epocale

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

Antologia di Spillover

Il salto di specie prodotto da alcuni elementi patogeni sintetizza il vuoto di teoria dei nostri tempi. Si tratta dell’incapacità di prevedere o fermare la potenzialità di diventare altro. Una potenzialità presente, estendendo il tema, in ogni elemento della natura tale da renderlo integrato in nuovi contesti di appartenenza.

In una fase storica dove si sclerotizzano le origini proprio conseguentemente alla globalizzazione, la possibilità di tramutare-diventare-altro risponde a un tema irrisolto che va ben oltre la biologia.

E se fosse anche la meccanica quantistica la cifra dell’irriducibilità di alcuni elementi perché non classificabili come ondulatori o corpuscolari? Non è forse anche il dualismo onda-particella l’elemento di inquietudine che ha lasciato sotto scacco la Fisica del diciannovesimo secolo? Ed è dettato dall’ossessione di determinare l’indeterminabile.

Lo stesso potrebbe valere per alcuni virus a cui gli è stata data una connotazione. Se improvvisamente ne mostrano un’altra entrando in correlazione in un altro corpo è il segno di una loro capacità incomprensibile oppure c’è stato un errore nel voler determinarne i tratti caratteristici.

Ad essere messo sotto esame allora sarebbe la vocazione deterministica che finora ha accompagnato l’evoluzione scientifica. Non c’è determinismo. C’è modificazione. E in questo caso si può solo prendere atto.

Ma questo non deve significare arrendersi nel processo di ricerca. Il come e il quando restano i tratti salienti, prima di concepire un perché – motivo che se rintracciato non deve essere sposato con troppa fiducia.

Si delineano quindi i contorni di una trama giallistica in cui sappiamo che c’è il delitto ma non chi l’ha commesso: c’è il salto di specie ma non quando come e perché si è realizzato. Non possiamo deflettere però dobbiamo cercare.

Se potessero parlare quei virus somiglierebbero ai fantasmi del poema di Edgar Lee Master dove nel vendere la realtà effettuale mostrano la distanza siderale dalla visione che ne avevano in vita. Il problema è comprenderli stando dall’altra parte. E guardandosi bene da non varcare questa frontiera, pena il rendere inutile questa ricerca.

E restando in ambiti molto terrestri ci si accorge che la promiscuità forzosa di momenti della natura nati distanti facilita o velocizza il diffondersi di malattie tra elementi molto diverse tra loro. Impossibile mettere all’indice come si dovrebbe deforestazione, falcidia di habitat, inquinamento, convivenze forzose tra animali nati per non stare vicini (tra questi i rappresentanti della specie umana), la globalizzazione, l’assassino, le ragioni dell’omicidio (le modalità del salto di specie) bisogna trovarle. E subito.

Immaginando un’invasione di bruchi possa essere risolta da virus, si postula la necessità di saper governare questi processi perché potrebbero avere risvolti positivi per l’umanità che li teme. Ma prima bisogna fare il lavoro di indagine e non fermarsi mai.

David Quammen, Spillover, ed. Adelphi, 2014, Milano, pagg. 537

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