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venerdì, Aprile 4, 2025

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

Concorrente avvisato …

Grandi attese e scommesse sugli esiti di questa annunciata guerra dei dazi

Sussidi per sussistenza

Coi sussidi si vuole imbavagliare la protesta dei contadini in tutta Europa. E sarà questa la prova di maturità per il movimento di protesta nato in Germania e proliferato in Francia e adesso prossimo ad approcciare alla capitale d’Italia.

Ma c’è un’altra grande capitale da dove dipendono le decisioni che contano: Bruxelles. Il cuore delle proteste ha l’Unione Europea come cuore della discordia. Ma i nodi tematici sono troppi e troppo silenziati in questi venti anni da contromisure adatte a dare un placebo al male di accettare delle condizioni di lavoro sempre più gravose da sopportare.

La politica agraria per l’Unione, è stato detto più volte in queste proteste, è diventata qualcosa di imbarazzante per le autorità elette e quelle tecnocratiche presenti nella cabina di regina del vecchio continente. Molto meglio acquisirla altrove la merce che deriva dalla terra, si è pensato. Condizioni economiche migliori, ci si ingrazia altri mercati, si stabiliscono in casa strategie di crescita finanziaria e industriale tali da porre l’Europa al vertice del mondo.

Spazi per l’agricoltura – si è pensato nei consessi che contano a Bruxelles – non ce ne sono gran che. Si può tollerare qualcosa di residuale, tanto per non perdere quell’allure di antico che il vecchio continente vuole tenere più per il turismo.

Le proteste dei contadini in trattore verso le grandi capitali d’Europa servono a riportare i cittadini – che hanno percezione del bene della natura ma ne hanno perso il valore – alla natura sostanziale di cui consta l’agricoltura: tanto lavoro che loro non fanno più da generazioni. Tanto lavoro che non è inutile, perché il bene delle cose non può essere confinato al bene strumentale del loro valore monetario.

Quella dei contadini si annuncia come una vera e propria battaglia per la cultura. Segna uno spartiacque difficile da colmare senza una grande svolta culturale dell’Unione Europea con la messa in discussione delle pratiche operative con la quale si è finora mossa.

Le risposte a tanto livello di protesta si sono fatte attendere ma finalmente arrivano. Ma dato il ritardo e il tenore della replica c’è da ritenere che il senso di riforma sostanziale richiesto dai contadini armati di trattore non sia stata recepita.

A Strasburgo “La Presidente” della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di ritiro della proposta legislativa sulla riduzione dell’uso dei pesticidi. Ed è un punto, anche questo di antichissima attestazione. Ha detto anche che si trova favorevole a riconoscere nuovi sussidi per chi lavora la terra. Le sue parole: ”È necessario un incentivo reale che vada oltre la semplice perdita di rendimento – ha detto – i sussidi pubblici possono fornire tali incentivi”.

Si legge semplicisticamente come apertura altro non è che un contentino per consentire agli agricoltori di portare a casa un risultato. Un gol striminzito, poca cosa davanti al peso di una vertenza epocale in cui c’è la necessità di recuperare il senso progressivo di apprezzare quel che si ha, senza confondere con standard di benessere artificiali quanto superflui.

Se, da una parte, si risponde parzialmente al problema del sostegno al reddito non si è capita la mancanza di revisione di un modello denominato Green deal. La sostenibilità ambientale si fa mettendo al centro l’ambiente non, come al solito, pochi spicci per andare avanti e sussistere.

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