Non temono l’isolamento politico. Hanno stracciato i rapporti con le rappresentanze di categorie, incoraggiati dai colleghi di Berlino e Parigi, hanno iniziato una lotta che li vede presidiare l’area nomentana per dare scena al presidio pacifico del Circo Massimo che si terrà domani.
La controparte doveva essere l’Unione Europea e i tecnicismi coi quali il loro lavoro è valutato e vessato per preferire altri mercati più vantaggiosi monetariamente. Ma stanno lì a ribadire che un settore come quello agricolo non può ridursi a semplice categoria merceologica. Sull’agricoltura risuona un rimando originario che significa tradizione, territorio, tenacia e tenuta. Tutte aggettivazioni volutamente con la “t” per ribadire l’ascendente principale: la terra.
Il movimento dei trattori sta lì a dirci di non assecondare il distacco che il mondo della tecnica ha determinato con la terra.
Si sono mossi in modo fin troppo cauto. Il diritto di sciopero in Italia è sancito dalla Costituzione. Qualsiasi categoria che proclama una manifestazione fino all’astensione dal lavoro lo deve comunicare per salvaguardare le ragioni di ordine pubblico e dare la possibilità alle forze dell’ordine di muovere in azione preventiva. Ma poi la sua azione di manifestazione e presidio deve essere garantita.
In questa speciale trattativa, lasciati senza copertura dalle categorie sindacali con le quali c’è stato il divorzio, hanno atteso i tempi di tutti. Gli avevano promesso la presenza a Sanremo come passerella, come sempre avvenuto. Promessa negata.
Dovevano manifestare sabato. Manifestazione disdetta (forse anche perché da buoni meteorologi hanno capito le condizioni avverse del clima). Dovevano essere ricevuti a Palazzo Chigi. E non è successo.
Succede invece che il ministro vada a trovarli nel presidio nomentano. Sotto il profilo dei simboli si tratta di un’operazione ben diversa. IN questo caso il ministro, a titolo personale, come esponente politico, si reca nel luogo di sosta per discutere. Ma è assai diverso dalla veste per cui il governo nella sua sede invita i manifestanti e concorda con loro un’azione per il futuro. Solo quest’ultimo può consistere in una vittoria e un vero riconoscimento alle loro motivazioni. Il resto sono chiacchiere.
Ma, come hanno detto a chiare lettere: “l’incontro al ministero è andato male, siamo usciti solo con delle promesse”. L’obiettivo è quello di far alzare il tono della vertenza. Arrivare a mille trattori. Il movimento si è dato un nome: Riscatto Agricolo. E pare piacere agli italiani viste le manifestazioni di solidarietà che arrivano da ogni dove. “Sul Grande raccordo anulare ieri sera gli automobilisti salutavano e incitavano la colonna di dieci chilometri formata dai nostri trattori” – una testimonianza riportata dall’Ansa.