La risultante di una vicenda consiste nel combinato-disposto di condizioni e forze antagonistiche che danno come effetto proprio questa fattualità. È l’eterogenesi dei fini che serve a dare una descrizione compiute di specificità della Storia. Sono anche utili però a dare il senso di un dinamismo nell’attualità.
Un esempio è il voto sulla possibilità per i presidenti di un ente regione di fare il terzo mandato. Era un’eventualità chiesta dalla Lega. Il resto del centrodestra contro. Ebbene, il centrosinistra invece di evidenziare il conflitto astenendosi ha scelto di sostenere il resto del centrodestra dando torto alla Lega. In questo modo però, nella votazione di commissione al Senato, il PD è apparso in contraddizione a quanto chiedevano i suoi stessi presidenti prossimi a finire il secondo mandato ma anche alla sicura disoccupazione: non esiste più un partito che trova occupazione a tutti, gli ambiti si sono ristretti.
Ed è così, per tornare alla questione centrale, che il PD ha preferito sostenere la Meloni piuttosto che le istanze di alcuni territori evidenziando le contraddizioni all’interno del centrodestra.
Ma in questo modo, sia PD che Meloni, hanno difeso un principio democratico sostanziale. L’alternanza, la necessità del ricambio alla guida delle postazioni di comando è infatti un requisito fondamentale della democrazia, senza del quale si finisce per investire il capo a vita. Non solo. La possibilità di terzi mandati introduce dinamiche distorsive per cui questa possibilità viene offerta ad alcuni e non ad altri. Si creerebbero animosità, ritorsioni e ricatti perché questa possibilità dovrebbe diventare un diritto per tutti i governatori – cosa non sempre possibile e auspicabile.
Questa esigenza però dice molto di più sul tramonto della democrazia nel nostro mondo. La necessità dell’alternanza è dettata anche dalla pressione che arriva da nuove energie aventi un progetto di innovazione sull’esistente. Il governatore, come un sindaco, oramai è un conoscitore della macchina. Uno che ha costruito pubbliche relazioni, intessuto rapporti, conservato un know-how, tale da presentarsi come una vera e propria professionalità nella frequentazione delle sfere decisionali. Uno che è diventato un professionista nel suo mestiere non può essere sostituito d’emblée. “E tutto questo perché lo richiede un valore improduttivo e disfunzionale quale è la democrazia” – la sentenza del mondo della tecnica. “Tutti sanno che il primo mandato serve solo ad imparare il mestiere. Al secondo mandato si è diventati dei professionisti. E proprio allora un quadro del governo nella cosa pubblica lo congedi per formarne un altro?” Sono queste le argomentazioni dei partigiani di Luca Zaia e toccano nel profondo il senso delle nostre disfunzioni per essere superate con argomenti valoriali e appellandosi ai principi cardine della democrazia.
Tutto questo non è avvenuto in questa discussione. Ciascuno ha fatto il proprio conto per capire come poteva mettere meglio in difficoltà l’avversario. Meloni, l’avversario che ha in maggioranza: la Lega. IL PD l’avversario che ha in minoranza e che agisce motu proprio senza consultarsi, tanto da fare cortesie a Meloni senza annunciarlo. E allora anche il PD ci mette la sua mano. L’obiettivo secondario e primario è quello di aver evidenziato una crepa in maggioranza. Non di aver salvato la democrazia. A quello oramai non ci pensa più nessuno.