L’indomani della sua dipartita improvvisa, ciascun notiziario e agenzia hanno dato notizia. Difficile anche fare un riepilogo delle tante attività e dei tanti meriti di Ernesto Assante, morto a seguito di un ictus all’età di sessantasei anni.
Non è sufficiente dire che la sua presenza e la sua voce era diventata un punto di riferimento per molti musicofili e per i tanti che si approcciano a un genere musicale per la prima volta. Ma soprattutto per coloro che quel musicista o quel genere lo conoscono benissimo però amano sentirselo raccontare. Come farebbe un bambino che vuole gli sia ripetuta quella favola.
Ma l’unicità di Ernesto Assante è consistita nella gentilezza con la quale ricordava fatti, raccontava aneddoti, spiegava l’unicità di un’espressione artistica e il contesto di appartenenza. Non aveva quella sicurezza di chi si sente di dare perle ai porci tipica di tanti critici musicali o comunque di esperti nel mondo delle arti.
Ernesto Assante appariva come un vecchio amico, la persona della porta accanto, che consiglia un disco, un autore e se è possibile di presta l’opera perché tu possa ascoltarla bene prima di acquistarla.
Si tratta di una narrazione, la sua, che non intende sostituirsi alla poiesis dell’espressione artistica propriamente detta. Anche parlando di divi rock non si sentiva come uno di questi – male invece nel quale incorrono diversi suoi colleghi.
La qualità era un nesso nelle cose da dover cogliere attraverso l’intuizione sul quale l’ascoltatore deve porsi ed è un lavoro impossibile da facilitare con un portatore di contenuti quale è il giornalista musicale.
Chi lo ascoltava o lo leggeva, apprezzava tutto questo, anche senza accorgersene. Nel genere della musica succede spessissimo di non condividere pareri, storicizzazioni, inevitabili gerarchie di merito tra artisti. E non è detto che Ernesto Assante surrettiziamente non ne proponesse. Non emergevano nel modo irritante di tanti suoi colleghi. Ed è per questo che la sua narrativa è apprezzata da tutti come parlano chiaramente le sue molte collaborazioni.
Nasce con le emittenti radiofoniche romane. Radio 1. Sterenotte. In quegli anni arrabbiati scrive su Il Manifesto e sul Quotidiano dei Lavoratori. Da queste esperienza approda a La Repubblica. Resterà il suo riferimento centrale di sempre. Ha creato il settimanale Musica, ha ideato Computer Valley e Computer, Internet e Altro . Ha avuto esperienze come direttore per McLink e Kataweb. Non ci sono giornali in Italia dove si tratta di musica nei quali non abbia firmato: Epoca, L’Espresso, Rolling Stone, Rockol. Arriva alla minuzia filologica della trascrizione enciclopedica dei grandi della musica con la collaborazione per la Treccani. Mille collaborazioni in Rai che non si citano per brevità, ma anche perché non farebbero tutte onore al suo ingegno. Tutti lo ricordano con Gino Castaldo e le lezioni di rock all’Auditorium dal 2005. Aveva appena pubblicato con Mondadori la biografia di Lucio Battisti.
Mancherà ai musicofili. Ma non tanto. Sicuramente sarà preso come nume oracolare in mille discussioni da chiudere. E si dirà: lo aveva detto Ernesto Assante. E questo cucirà la bocca a tutti.