È notoriamente successo tutto tre giorni fa. In occasione dell’8 marzo si propone come spunto per una riflessione sulle tematiche del patriarcato, ma stavolta detto in modo semantico, proprio, non come abusato per descrivere la protervia maschile nei casi di violenza.
La battuta del titolo è di Fiorello. Apre a un’altra riflessione, anzi due. La prima è sul ruolo del nostro paese nei confronti degli States e rinnova l’asserzione della comica Teresa Mannino al Festival per cui l’Italia è una provincia dell’America. La seconda rinverdisce il fitto repertorio del presidente degli Stati Uniti, attualmente in carica, e sulle sue uscite estemporanee e totalmente fuori registro. (Un bacetto paterno in stile affettuoso-familiare è del tutto inadeguato nel protocollo tra i massimi rappresentanti di due Stati. Ma qui si arriva alla battuta di Fiorello).
La visita di Meloni sabato fu galeotta perché uccise le ultime speranze che la leader aveva di rafforzare il suo credito presso l’elettorato di soggetto politico anti-establishment, antiamericana, quindi ogni pretesa di neo-radicalismo a destra. Giorgia è più integrata di Draghi. Solo con livelli di consapevolezza probabilmente minori.
Ma è sull’affettività familiare che ci si deve concentrare. Perché gli spunti di riflessione portano continuamente altrove. Anche ai blogger che volendo scoprire cospirazioni dal nulla hanno millantato la foto come presa furtivamente in un momento in cui le telecamere erano spente. Una spiegazione che conferma la condivisa considerazione sull’inopportunità del gesto. Mostra la visione di un uomo maturo con un atteggiamento paternalistico e discutibilmente protettivo nei confronti della giovane donna. Solo che quella giovane donna è un capo di Stato.
Se il dettaglio è sfuggito a Joe Biden ciò è dovuto sicuramente alla messa a nudo del sentimento che l’americano di potere ha nei confronti dei paesi alleati, satelliti, propri protetti, soggetti da guardare col giusto grado di superna protezione. Si può dire allora che la cosiddetta visione paternalistica diventa un pattern logico anche in chiave politica. Quindi non è il pensiero politico ad assumere atteggiamenti paternalistici bensì il paternalismo che straripa in atteggiamenti invasivi anche di altre categorie mentali. Tanto da non essere arginato e sconfinare in comportamento evidente.
Questo è ancora la politica internazionale. Probabilmente un bacetto così non lo avrebbe dato a Gold Mair o a Margareth Thatcher. Ma anche qui non sappiamo se stiamo parlando di paternalismo mancato in politica o di politica emendata dal paternalismo a causa della personalità delle due rappresentanti pubbliche.
Conclusione. In ogni dove la donna deve riuscire a farsi rispettare.