Il 12 aprile segna una data che probabilmente sarà ripresa dagli storici tra qualche secolo. Ricorda la partenza del primo viaggio nello spazio, nel 1961, di Yuri Gagarin. L’impresa fu effettuare un giro di un’ora intorno alla Terra. Storico, perché fu il primo uomo a viaggiare nello spazio. La spedizione, come noto, non fu impresa degli Stati Uniti poi sempre all’avanguardia nelle imprese spaziali. Bensì dell’Unione Sovietica.
Fu quindi un profondo lancio di immagine per la solidità dei regimi in cui vigeva uno statalismo conformato sulle regole del socialismo.
Ma il precedente determinò anche una corsa al cosmo continuata poi negli anni. In questi sessantadue anni siamo arrivati a totalizzare oltre cinquemila satelliti attorno al pianeta. Le loro finalità sono di diverso tipo. Sicuramente c’è l’impiego militare, ma anche la capacità di osservazione degli eventi climatici come di ogni mutamento riguardante l’emisfero della Terra.
I satelliti oggi ci guidano in ogni atto, anche il più banale. Non solo viaggiare in aero, ma avere il controllo dall’alto delle possibilità offerte al nostro vaglio tanto da sentirci sempre pronti a prendere la decisione opportuna in relazione a una situazione dislocata nello spazio lontano dal momento e dal punto della decisione.
Tutto questo è stato possibile grazia a una gara tecnologia che gli americani hanno vinto con sé stessi essendo la vecchia Unione Sovietica ritirata da questa grande corsa sullo spazio. E lo spazio, nondimeno, consiste in una grande versante strategico militare che i più potenti eserciti del mondo non potevano lasciare alla sola gestione dell’avversario strategico.
Una base d’appoggio sempre più certa sarà la Luna dalla quale trovare continuità in questa estensione continua alla dimensione del controllo.
Come detto da illustri pensatori del tempo il fenomeno di estraneazione dell’umanità dai meri confini terreni ha dilatato anche le prospettive visionarie dell’umanità. Aumentando il controllo dello spazio assegnato nella vita diversa è la gestione del tempo e anche il senso di disarcionamento dai propri limiti spazio temporali.
Come diceva Heidegger nella famosa intervista su Spiegel l’uomo di distaccato dalla terra e ha cominciato a intravvedere la sua possibilità di trascendere i limiti spazio temporali. Questo crea un mutamento epocale nella percezione di sé e dei propri limiti. L’umano smette di essere semplicemente sulla terra per emanciparsi in una visione altra, alimentando la dimensione del controllo che potrebbe indurre il proprio delirio (questa ulteriore riflessione è mia).
Ma al di là dei pericoli correnti, la dimensione tecnologica di una visione alta della base di esistenza dovrebbe comportare la capacità di trascendere il proprio particolare e l’immediatezza di prossimità. Ma invece gli eventi bellici e le propaggini ad esso sottesi fanno sempre più pensare al contrario. Ci si radicalizza nel conflitto nella considerazione-alta di controllare l’altro.