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Un’opera, un prodotto, una costruzione musicale che si riferisce a caratterizzazioni già conosciute trova subito il controverso aspetto del confronto. E si è subito fuori pista perché qui non si tratta di mettere a confronto l’originale con la copia.

La favolosa stagione che va dai primi anni Settanta fino ad inizio anni Ottanta e ha visto come isole espressioni brillantissime come Spyro Gira, Perigeo, Pat Metheney, Weather Report e altri ancora emergono come propellente ideativo dei brani dell’ultima opera di Edoardo Nordio, uscita in questi giorni.

Resta quindi ozioso starsene a decifrare riferimenti e filiazioni. Il complesso spontaneo di sonorità, timbriche e ritmi sempre scanditi con precisione sono semplicemente da godere. Richiamano veramente i luoghi dell’ascolto e trovano duplice impiego come capacità di creare un’atmosfera in un luogo professionale che quello di immergersi interamente con l’attenzione di riuscire a cogliere tutto. Ma in questa ultima impresa ci si riesce solo dopo innumerevoli ascolti.

Da specialisti invece entrare nel merito degli assoli. Il livello di raffinatezza stilistica raggiunge vertici elevati senza mai scomporsi nel tecnicismo dello strumentista narcisista. La formula resta quella del divertirsi suonando e divertire ascoltandoli.

Freschezza e originalità anche nel richiamo scoppiettante ad atmosfere e percezioni conosciute in quella generazione di musicisti che sembrava ricoperta dall’elettronica attuale e voyerismo dei corpi che ha preso il sopravvento nell’offerta musicale dei nostri giorni. Non ci sono citazioni, ma sicuramente riferimenti al sound di quegli anni e ai loro autori. Tutto questo senza mai una citazione esplicita.

Ma la perizia tecnica nella composizione si rileva nell’apprezzare lo sviluppo compositivo di ogni brano. La vicenda sonora, timbrica e ritmica aperta col brano si chiude sempre in modo tecnico. Creativamente le direzioni potrebbero essere diverse. Potrebbero lasciare libere le improvvisazioni e questo non è detto avvenga nelle esibizioni dal vivo.

Chi li apprezza li aspetta in questa godibile prova. Chi li ascolta ha un argomento in più da invocare per dimostrare non chiusa la fase della creazione in funzione dell’idea e del suo sviluppo. L’algoritmo in musica può attendere tanto più quando trova autori intelligenti e attenti.

La riflessione stimolante dall’ascolto di Last One quindi guarda alla possibilità di un’esistenza autentica, in arte, che vada al di là dei contesti storici di riferimento ma riesca a rivivere, di volta in volta, ideazioni e nuove filiazioni espressive.

Edoardo Nordio, Last One, 2024, Alfa Music Studio S.a.s.

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