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Il popolo è immortale … (È questa la morale)

Recuperare il concetto di popolo su quello di cittadinanza, abusato per gli usi civili di paesi lontani da vere belligeranze. Quando una comunità è veramente messa in questione per via di un conflitto militare è lì che emerge il concetto di popolo. Quell’idea vaga e confusa, si riteneva, passata nel dimenticatoio ma propulsiva per dare l’idea di sé stessi pensando alla propria identità non più come persona singola ma come comunità di persone.

Non dovrebbero esserci gli stimoli per rinverdire un concetto come questo ma a volte ce n’è bisogno. In letteratura, chiaramente. Il piano della realtà è sempre un’altra cosa. E sentirlo narrare scandisce la differenza sostanziale dal viverlo.

Ed allora valori semplicemente alla portata che in abiti civili servono a garrire su bandiere virtuali, come libertà, diventano simultaneamente morte, sofferenza, sangue e orrore. Sono gli effetti della guerra. Quella vera, quella vissuta.

Il 22 maggio esce un inedito in Italia di Vasilij Grossman. Nell’uso domestico serve a portare a impressione vivida del significato di parole e cose dette in modo fin troppo strumentale nel nostro dibattito attuale. Il testo prossimo all’uscita fa parte della raccolta di opere dell’autore denominata Vita e destino.

La testimonianza è tantopiù attuale oggi sullo sfondo del conflitto in Ucraina. La differenza siderale tra quella guerra e questa che è causata dall’invasione della Russia fa da segnale di allarme sul pericolo di ricadere in facili massimalismi sui destini dei popoli nel mondo. La Russia dovette resistere a un’invasione terribile, mortale, falcidiante che dette il via alla Seconda Guerra Mondiale. E allora scattano le considerazioni sul campo, quelle tipiche di ogni guerra. Servono a giustificare per chi la conduce il significato finalistico di tanta sofferenza.

C’è il Commissario politico di battaglione Sergej Alexandrovic Bogarev che chiede: ”’Sarà l’ultima, questa guerra?” E pensa anche che se la vincesse Hitler: “il mondo può anche dimenticarsi il sole, le stelle e una notte così”.

Il quotidiano nella vita militare e il senso del precario che deve per forza aggrapparsi a quel qualcosa di permanente per cui tutto questo abbia senso. Perché la vita è troppo bella per non essere vissuta e non esiste ideologia di Stato in grado di spazzare via questa considerazione immanente.

E poi la considerazione trascendente: ”non c’è forza in grado di distruggere il pensiero di Marx e Lenin”. Hanno avuto il merito di scoprire il soggetto centrale come motore della Storia. E questo non è mai consistito, in verità, da grandi uomini né dagli interessi che li muovono, bensì dal popolo. Tanto eroismo non sarà mai compensato coi nomi e cognomi scritti sulle lapidi. Sono rappresentazioni facente parti del rituale di cui tutti in verità di disinteressano. Non esistono i soggetti singoli che possono oramai testimoniare tanto scacrificio ma solo un unico grande soggetto. Ed è questo il motore della Storia.

Vasilij Grossman, Il Popolo è immortale, ed. Adelphi, pp. 286

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