In una ricerca di TGM Research emerge che il sessantacinque per cento degli studenti tra i sedici e i diciotto anni si aiuta con il copia e incolla preso da fonti telematiche quali Chat GPT. C’è chi risponde che gli studenti hanno sempre copiato, quando hanno potuto. La differenza consiste nel fatto che oggi possono essere scoperti in modo irrefutabile. Tanto che a commissionare la ricerca è NoPlagio.it che si presenta come piattaforma telematica tesa a combattere il plagio e le risultanze dell’intelligenza artificiale nelle cose pubblicate.
Sotto certi punti di vista questo stesso articolo può essere l’espressione di un plagio, perché la fonte è attinta da un articolo del Sole 24 Ore che attinge al comunicato del centro ricerche, che si avvale di rilevazioni fatte non loro bensì da un software che probabilmente grazie all’intelligenza artificiale vuole combattere l’intelligenza artificiale.
Si potrebbe anche rispondere che tutto il giornalismo si conforma a notizie riprese, attinte, debitamente modificate per quel che deve essere modificato e che se non ci fosse questa praticaccia nelle redazioni ciascun giornale si ridurrebbe a pochi articoli in cui magari si parla di maglia e di cucina.
Dobbiamo anche ammettere che tutta la categoria giornalistica è formata in questo vizio di origine. Nei corsi preparatori all’esame per diventare giornalista professionista ti insegnano a riprendere articoli di altri, agenzie stampa, note e altro e non vedersi impugnati il testo proposto per vizio di plagio.
Quindi la metodica di occultare la pratica del plagio serve a legittimane l’esistenza e consentirne la riproduzione smodata.
Detto questo oggi si bacchettano i poveri studenti che restano ignoranti perché non sudano sette camicie per apprendere ma attraverso il computer riescono ad attingere a contenuti dall’apparenza originale e seco-prodotti. I sistemi di verifica sono semplice, ordinari, quelli di sempre, alla portata di ogni insegnante: ascoltare il ragazzo, dialogare, interrogarlo ma con la chiara volontà di comprendere i suoi percorsi emozionali oltre che intellettivi, non avendo l’immediata necessità di tradurre la sua prestazione mnemonica o ri-elaborativa attraverso un numero sostitutivo del giudizio.
A guardar bene lo stesso giudizio enucleato con il numero esalta la dimensione prestazionale del soggetto giovane che per sfuggire entrambi come successo in tutte le generazioni si aiuta come può, con quello che può, al meglio che può.
Ieri ed oggi in fondo non c’è una grandissima differenza. La differenza semmai sta nella mancanza di varietà di modelli ai quali doversi conformare od opporre. La risposta che va bene per quanto elaborato dal computer deve andar bene anche per il docente in carne ossa. E quando riflette sul fatto che lui non sarebbe stato in grado di darne una migliore e con una tempistica così veloce si chiede se per caso il ragazzo non si sia fatto aiutare. Dall’intelligenza artificiale. Certo! E da chi altro?