Non c’è peggior male che aspettarlo, prepararlo, predisporsi perché faccia i danni minori, ma avere la certezza che arriverà. Stiamo parlando dell’aspettativa dei sistemi sanitari in tutti i paesi del mondo nei confronti delle prossime pandemie. A questo problema, determinato dai virus sempre nuovi, se ne aggiunge un altro. Quello dei batteri sempre più incisivi, cangianti, capaci di debellare gli antibiotici. Sono i due fronti della Sanità di cui si è discusso al convegno organizzato alla biblioteca Spadolini, in piazza della Minerva a Roma, nel pomeriggio di ieri.
Molti gli interventi, tutti di grande livello, che hanno illustrato le dinamiche nuove con le quali ambiti avanzati della ricerca si sforzano di programmare quale sarà il nuovo nemico. Perché ci sarà questo è sicuro. Lo hanno ribadito tutti, sia Stefano Vella, docente di metodologia medica, che il famoso Matteo Bassetti.
Il convegno organizzato dall’Osservatorio dei Diritti del Malato col patrocinio dell’Osservatorio Sanità e Salute, ha evidenziato le due grandi dinamiche che investono le case farmaceutiche prima, dal punto di vista della ricerca, e poi anche e soprattutto, dal punto di vista del mercato.
Il problema nuovo per la scienza consiste nella fine del suo intendimento come episteme. Mai come in questo caso deve affidarsi alle evidenziazioni pratiche e alle osservazioni operative perché il corso della ragion d’essere di fatti che sicuramente andranno a determinarsi è già chiara. Si tratta semplicemente di essere pronti quando avverrà. Si vuole, con molta presunzione teoretica, cercare di anticipare la sua effettuazione. In definitiva però il problema consiste tutto nella miriade di casistiche e di tipologie prese sotto esame per cui è metodologicamente difficile individuarne quelle più pericole.
Spillover ce ne sono in ogni dove. Non tutti scatenano infezioni che hanno danni devastanti. Raramente succede che questi danni prolifichino. Solo allora abbiamo la problematica conclamata e il ricorso al dispositivo per arginarla e combatterla.
Sì, perché si tratta di un vero nuovo fronte che abbisogna di criteri nuovi di adeguamento: una ricerca sempre più comunicante, aperta, disponibile a mettere in comunicazione i dati studiati e le risultanze. Soprattutto una ricerca che parte dalle singole realtà nazionali ma necessariamente deve aprirsi ad un pluralismo di collaborazioni. In questo ruolo fondamentale il lavoro delle case farmacologiche e delle imprese private. Ragionano nei termini del puch and pull. Spingere sul mercato, da una parte, ma anche analizzare se sussistano le ragioni – sempre di mercato – per cui una problematica debba essere studiata, affrontata e risolta.
Il lavoro in tal senso è impostato. Si tratta in questa fase di accelerare sulle acquisizioni facendo opera di proselitismo in tutto il mondo affinché la ricerca riconosca questo nuovo grande fronte.