Nella Pallanuoto i due appelli respinti hanno lasciato il segno e delineato un solco nell’acqua. Le decisioni arbitrali nella partita persa contro l’Ungheria, ai quarti, non sono andate giù agli azzurri.
La presa di posizione polemica è stata simbolizzata attraverso l’onore all’inno nazionale ma con le spalle rivoltate alla giuria. Doveva iniziare la gara con la Spagna e questo comportamento sapevano perfettamente che non l’avrebbe propiziata. In ballo la posizione in classifica che li vedeva oscillare dal quinto all’ottavo posto.
Appena iniziata la partita, è stato chiesto il time-out al fine di consentire a Francesco Condemi di prendersi l’applauso di compagni e presenti in sala. Quattro minuti in cui gli azzurri sostanzialmente non hanno giocato.
Il tutto riporta alla natura dell’evento sportivo dove il piano del conflitto non rimane anestetizzato su tutto ciò che esula dalla gara in sé. Se ancora ce ne fosse bisogno, scopriamo che lo sport come organizzazione complessiva è qualcosa che va molto al di là delle gare in sé. Trattasi di dinamiche di potere in definitiva tendenti a determinare le stesse competizioni prima che abbiano il loro esito effettivo.
Si tratta di un modo di conflitti. Lo sport che cercava di sublimarli nella rappresentazione della competizione innocente, basata solo sul merito, ha fallito la sua missione. Ed è l’ennesimo fallimento di questa Olimpiade.