Realizzato duemilaquattrocento anni fa ancora è di grande utilità per la città. Chiaramente presenta un livello di dispersione pari al 67,6% ma è il proprio caso di dire: meno male che c’è. Ha duemilaquattrocento anni e funziona meglio di quelli contemporanei, anche se la sua acqua non è consigliata ai cardiopatici – ma questo non dipende dall’acquedotto.
Il portento tecnologico realizzato quattrocento anni prima di cristo dagli antichi Greci è apprezzabile andando a vedere il parco archeologico e la presenza di tanta acqua tanto da fornire una contraddizione intricante alla sloganistica attuale per cui di va di siccità in siccità.
Si erge sopra il teatro greco presso la grotta del Ninfeo. Di lì l’origine della fonte idrica. Dopo di che l’infrastruttura di tecnologia archeologica porta l’acqua grazie all’acquedotto.
Inizialmente era lungo quaranta chilometri. Attingeva dall’acqua del monte Lauro. Così pare, perché non ci sono fonti certe. Successivamente il suo percorso viene quasi dimezzato arrivando a 25 chilometri circa. Attinge ora da sorgenti del torrente Calcinara. Una riflessione sulle risorse di cui gli antichi avevano sacralità e forse sapevano gestire con maggiore rispetto dei contemporanei, acciecati dall’illusione della illimitatezza della fonte. Proprio contrariamente a quanto si predica con forte allarmismo.