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venerdì, Aprile 4, 2025

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

Concorrente avvisato …

Grandi attese e scommesse sugli esiti di questa annunciata guerra dei dazi

Chi si innova ne giova

Proprio l’Unione Europea che si poneva al mondo e ai suoi stessi stati componenti come modello di stato liberale fautore della libera concorrenza, dell’ingresso di mercati esteri così come delle esportazioni si presenta ora come fautrice della forma più antica di protezione dei propri mercati: i dazi per proteggerci dall’invasione di produzioni tecnologiche, specialmente nell’automotive, dalla Cina.

Ma ci sono fior di esperti intervistati in ogni dove che assicurano come questa forma di difesa sia assolutamente inutile. Ci sono troppe differenze per i livelli di competitività in cui i nostri prodotti sono lontani e all’inseguimento di quelli orientali.

E poi questa politica di dazi è storicamente certo che produce come effetto uguale e opposto altri dazi dalla Cina. E noi che siamo un paese esportatore non possiamo permettercelo. Che fine farebbero le nostre produzioni nel settore alimentare?

Le nostre case di produzione, invece, dovrebbero spingere affinché i prodotti siano maggiormente evoluti tecnologicamente e siano pronti ad affrontare la grande svolta sull’elettrico che si annuncia per il 2035.

L’innovazione, quindi, è al primo posto se nel pianeta industria di questo secolo si vuole ancora esistere. Ma la domanda che tutti in segreto si pongono ma che nessuno osa fare è se questa svolta sia decisa troppo tardi.

E anche la grande svolta che dovrebbe imporsi nel 2035 non risponde al problema di stretta natura merceologica riguardante il calo delle vendite. Neanche le tradizionali auto a combustione hanno mercato. E poi siamo proprio sicuri nell’imminenza di questa grande svolta epocale consistente nell’avvento dell’elettrico?

Indipendentemente da come andrà effettivamente la svolta ecologica, le produzioni italiane, francesi e tedesche debbono entrare in questa fascia di mercato perché cresce di circa il cinque per cento ogni anno.

Ma la domanda resta: chi veramente può comprarsi queste auto? Avremo un’industria concentrata e pronta a rispondere solo alle esigenze del mercato abbiente?

Anche sotto il profilo del decorso industriale e merceologico il cosiddetto mercato medio alto è quello che si intende soddisfare prima per capire effettivamente le potenzialità di una nuova produzione. Solo dopo si copre il versante medio o medio basse. Ma anche in tal senso i cinesi stanno avanti e lo stanno occupando prima di noi.

Siamo circondati? Dobbiamo arrenderci? Sì, ma non dai cinesi bensì dall’egida delle merci.

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