“Quel che si può dire si può dir chiaro” … “Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”. Narrare in alternativa a descrivere quel che non si riesce a dire o ancora prematuro per esser detto. Sono tanti gli asserti che possono esser messi a suggello dell’ennesima riproposizione delle res gestae del dittatore italiano del ventennio. Qui si evita di nominarlo perché se non si riesce a indicare con la serenità di ostende un oggetto di Storia, ebbene, allora, meglio lasciar perdere. Se non è riuscito ad altri questo compito sarebbe arrogante caricarsi della pretesa di definirlo qui.
Diversi autori hanno tentato in diversi modi. Ultimo e celebrato tra questi Antonio Scurati che ha avuto la qualità di esprimere fatti, situazioni, circostanze, in stile narrativo dando alla chiave della soggettività l’inevitabile consapevole preminenza.
Stessa operazione tenuta per la serie in onda su Sky. Tanta oscurità nelle inquadrature, protagonista caricaturale a metà tra il mostro e la macchietta comica, spunti di semiosi comportamentale contemporanea per dare maggiore incisività esplicativa alla narrazione e non far dubitare lo spettatore della posizione dell’autore. Cast molto ben selezionato e sempre all’altezza di evocare il contesto drammatico nel quale si frammentano spunti di ironia indispensabili a rendere godibile tutta l’operazione.
Impossibile con queste premesse si sfugga alla commedia dei commentatori, dove a destra ci sono i denigratori a sinistra i plaudenti estimatori con tratti sempre sfumatamente diverse.
Il fumus come sfondo di qualcosa come costante agitamento degli eventi descritti. Non siamo mai osservanti di un qualcosa con la pretesa di calare in dimensione realistica, come reali e acclarati fatti e circostanze evidenziate. Come se la nebulosa degli anni passati e dei commenti espressivi di dissapori ancora sentiti, sia doveroso rappresentarla come facente parte della narrazione.
L’argomento divisivo, reso ancor più divisivo dalla serie, resiste nei decenni e come il finale del personaggio del romanzo Lui è Tornato sembra strizzare l’occhio e dire a ciascuno del pubblico: “dì la verità, non sono uno simpatico?” Come dire, il giudizio lo lasciamo ai giudici, la Storia si determina nelle sue conseguenze anche se non sarà mai raccontata. Ma questo soggetto fa parte ancora di un vissuto. Ed è questo che fa paura ed è per questo che la demonizzazione costituisce un passaggio ancora necessario.