La partita Juve Milan è stata galeotta per Almasri. È stato arrestato nella notte, dopo la partita, in hotel. Ma prima era girato per mezza Europa, tra Francia e Germania. In questo ultimo paese è stato addirittura fermato per accertamenti. Arrivato in terra italica gli è stata riconosciuta la cura di rispedirlo nella sua patria perché ritenuto pericoloso. Il verdetto per lui lo aveva emesso il Tribunale dell’Aja, era stato arrestato ma la Corte d’Appello aveva ravvisato il vizio di forma per cui mancava l’avallo del ministro della giustizia.
Una vicenda di ordinaria follia con la regia di sconosciute rappresentative internazionali segrete che sarebbe passata inosservata se non ci fosse stata la notizia apparsa sui giornali. C’è da chiedere allora chi abbia dato la voce alla fuoriuscita di questo misfatto.
Tutto avviene in due giorni. L’arresto il 19 gennaio. Il 21 viene rispedito all’affetto dei cari con tante scuse. Si tratta del generale libico Njeem Osama Almasri Habish. Viene accreditato come un personaggio al vertice della Polizia giudiziaria ed opera alle dirette dipendenze funzionali della magistratura e dello stesso Procuratore generale nazionale, Sadiq Al-Sur.
Fa il lavoro sporco, cosiddetto di indagine su diversi reati. Lavora per contrastare il terrorismo e alla criminalità organizzata (Rada).
L’Italia ha molti rapporti di interesse con il suo paese: i flussi migratori, il petrolio, il gas. L’arresto chiesto dal Tribunale dell’Aja si giustifica per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella prigione di Mittiga, vicino Tripoli, dal febbraio 2011.