Vladimir Putin aveva già dichiarato di essere d’accordo con Trump quando ha detto che il presidente degli Stati Uniti fosse stato lui non sarebbe scoppiato il conflitto in Ucraina. Non solo. Ha appoggiato anche la tesi per cui sia stata rubata la vittoria a Trump. Ci sono tutti gli elementi per l’apertura di una fiducia illimitata tra i due che non avrebbe bisogno di interlocutori di mediazione. Quest’ultima consiste sempre in una funzione necessaria in ciascuna trattativa. Consente una direzione dei lavori attenta al fatto che le decisioni non pendano troppo su uno dei contendenti o che la distanza tra i due soggetti trattanti si traduca in modo incolmabile.
Un ruolo che, a detta del ministro Serghei Lavrov non potrebbe sostenere un paese europeo, tantomeno l’Italia. Partecipare al “processo di pace per l’Ucraina” deve significare avere un ruolo di mediatore e il 14 gennaio Lavrov ha chiarito che dati i rapporti con l’Europa, mai così in crisi, non potrà essere un paese europeo. “Vista la posizione anti-russa assunta dall’Italia – dichiarazione della diplomazia russa – non la consideriamo come un possibile partecipante nel processo di pace. Per non parlare di quello di un qualche ‘difensore degli interessi della Russia nella Ue’, ciò che suona francamente ridicolo date le circostanze attuali”.
IN un’intervista Putin ha detto addirittura di essere disponibile a un vertice in presenza. “Dovremmo incontrarci e avere una conversazione calma su tutti gli argomenti di interesse bilaterale”.
Con tanto di dichiarazioni c’è avere il sospetto che in forma riservata le trattative siano già sospese. Ma il non avere europei tra le sfere fa maturare l’altro sospetto che le decisioni maturate potrebbero non piacere all’Europa.
Ma un altro escluso dalla festa della mediazione si prevede sia anche Zelensky per fine mandato a maggio scorso. Ed anche per questo che a Kiev dormono preoccupati. Riferendosi a Putin è stato detto: “lui vuole negoziare il destino dell’Europa senza l’Europa. E vuole parlare dell’Ucraina senza l’Ucraina”. Lo ha scritto su Telegram il capo dell’ufficio presidenziale Andriy Yermak. “Questo non accadrà – ha però chiarito Yermak -Putin deve tornare alla realtà o verrà riportato indietro. Non è così che vanno le cose nel mondo moderno”.
D’altra parte anche Trump non sembra fare sconti. Sempre disponibile a incontrare Putin, il problema è come, con quali obiettivi e quali premesse. Aveva lanciato l’idea di altre sanzioni contro la Russia e ritornato su quell’idea di far scendere il prezzo del petrolio chiedendo all’Opec una soluzione di questo tipo per diminuire i proventi dalla Russia . Risponde il povero Dmitry Peskov, chiamato sempre a dare pan per focaccia facendo la parte dell’intollerante in nome di Putin. Chiarisce che la guerra non è dovuta al prezzo del petrolio ma dall’incapacità di ascoltare le questioni sollevate dalla Russia.
Un girotondo di incompresi che postula il primo tavolo di trattative Usa Russia totalmente vuoto.