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Dimissioni non significa due missioni

C’è uno sport che è largamente praticato nel nostro paese. Consiste in abilità tutta locutiva, quindi non c’è stress fisico. Nessuna fatica né pericolo di farsi male. Ed è per questo che è largamente praticato. Non inerisce problemi dei parlanti né gli esiti potrebbero rovesciarsi contro di loro. Quindi per quello praticarlo non comporta alcuna inconveniente.

Si tratta delle presunte dimissioni di Santanchè. Arrivano o no arrivano? Come se interessasse veramente a qualcuno, se non alla persona fisica di Santanchè, le dimissioni non comporterebbero alcuna modificazione degli assetti di governo. Lei tornerebbe alle sue occupazione e a difendersi in processo, la sua grande componente legata ad Ignazio Larussa dovrebbe trarre le debite conseguenze e meditare un riscatto dalla perdita di postazione. Ma sono problemi di ignota connotazione riguardanti le persone citate. Non gli italiani, non il governo neanche l’eventuale successo o insuccesso dell’opposizione che ne scaturirebbe.

Nondimeno la domanda cruciale di apertura giornale riguarda le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè che però grazia all’agenzia di Stato, l’Ansa, ci fa sapere da Villaggio Italia di Gedda che non si dimette che va avanti.

Entrata in Parlamento nel 2001 con Alleanza Nazionale, ha avuto una candidatura a Presidente del Consiglio nel 2008 con il neo partito La Destra in alleanza con la Fiamma Tricolore, ha avuto l’incarico (2010-11) per l’attuazione del governo di Berlusconi dopo aver detto che lui concepiva le donne solo in orizzontale. È rientrata invece nel Partito delle Libertà (2013) di Berlusconi, che il partito La Destra voleva evitare come condizione imposta. Poi in Forza Italia, poi nuovamente in Fratelli d’Italia (2017).

IL processo bisognerebbe farglielo per tutte queste porte sbattute e rientri nel mondo del centrodestra che deve considerarla con l’inquietudine di chi non sai mai cosa farà domani, ma anche oggi stesso.

Daniela è così. Come se non gli bastassero le occupazioni nel 2007 fonda Visibilia, società di comunicazione con la quale si occupa della raccolta pubblicitaria de IL Giornale, poi di Libero e Il Riformista. Ma sono incarichi che tiene per poco tempo, sono contratti che rescinde o sono rescissi. Lei resta fortemente sul mercato con ingresso e uscita in società di marketing, editoriali, Billionaire e altri marchi nel settore alimentare.

Non ci si può porre la domanda: ma una persona con tutto questo daffare come fa a sostenere il ruolo politico del momento? È una domanda impossibile. Molto meglio congetturare o anche prendere atto dei movimenti di imprenditrice con il personale occupato e coi pagamenti da riconoscere. Impossibile anche la domanda fondamentale se tanto attivismo sia un bene per la collettività o si traduca in danno.

Lo schema è: lei deve dimettersi ma non vuole dimettersi. L’importante sono i commentatori che ben sanno da che parte mettersi.

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