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Pòro Trump …

Il presidente più ascoltato dalla Storia e quindi il meglio compreso

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Lancette un'ora dopo

Casa vacanza a Gaza

Già si immagina la prossima vignetta di Osho. Si immagina la first lady d’America chiedere a Donald Trump: “Amo’, ndò annamo st’estate?”

“A Gaza!”

“Me porti a fa’ a guerra?”

“No, te porto ar mare a pija er sole mò che avemo sbracato tutto”.

L’epilogo della vicenda appena iniziata è invece storia corrente. Trump intende controlla Gaza a lungo termine. Questo significa farla diventare la ‘rivière’ del Medio Oriente. È quanto ha detto in conferenza stampa Trump con Benjamin Netanyahu. Ma un messaggio è chiaro e reso esplicito dal parlato: “I palestinesi devono andare in altri paesi”. La risposta del partito Hamas non si è fatta attendere: “il piano di Trump per Gaza è ridicolo e razzista”.

Ma Trump rincara. Auspica che i palestinesi, sfollati oggi, non tornino mai più nella loro terra. Questo perché Gaza è oramai “simbolo di morte e distruzione da decenni”. Quindi Trump lo fa per il loro bene, cacciarli dalla loro terra. Netanyahu risponde dicendo Trump è il migliore amico che abbia mai avuto.

Facilmente immaginabili le contestazioni da parte di vari leader arabi nei commenti contrari all’idea espressa da Trump. Non ci sarà alcuna “normalizzazione” delle relazioni con Israele senza la creazione di uno stato palestinese indipendente. È la linea ritualmente ribadita dall’Arabia Saudita attraverso il proprio ministro degli esteri.

Sono invece contenti i coloni israeliani secondo i quali si deve ‘attuare subito il piano di Trump a Gaza’. Ad aggiungersi ai legionari per la difesa di Hamas ai palestinesi è la ministra degli esteri tedesca Annalena Baebock che sentenzia brevemente: “Gaza appartiene ai palestinesi”. Riporta tutto a bocce ferme anche la Russia che in ua nota dell’agenzia Tass afferma che “la soluzione in Medio Oriente può avvenire solo sulla base della presenza di due Stati”. Respinge l’idea anche l’Egitto a cui pure sarebbero destinati i palestinesi transfughi da Gaza. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty respinge il piano del presidente statunitense. Lo stesso, il primo ministro palestinese Mohammed Mustafa. Tutto a Gaza deve essere ricostruito a un ritmo accelerato senza che i palestinesi lascino la Striscia di Gaza. Stessa fabula narrata dal ministro degli Esteri britannico David Lammy. E anche da Parigi: “futuro Gaza non passa per il controllo di un paese terzo”. Lo stesso dalla Turchia: “inaccettabile il piano di Trump su Gaza” Lo ha detto Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan.

L’unico né favore o contrario ma possibilista è il nostro Antonio Tajani che dice serenamente: “vedremo piano Trump ma noi siamo per due Stati”.

Tra provocazione e proposte troppo lanciate la nota più comica sta nelle reazioni diversamente indignata o impossibilmente equilibrista.

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