È nota in menzione, attraverso diverse tipologie espressive, la risposta sfoggiata in un dibattito televisivo dalla deputata di Fratelli d’Italia (Augusta Montaruli) al deputato Marco Furfaro del Partito Democratico. Montaruli per silenziare elegantemente la risposta polemica che immaginava gli arrivasse circa il suo piccolo reato di peculato acclarato, ha simulato in modo soft l’abbaiare di un cane: “bau bau”.
Lo ha fatto tenendo la sua postura ed in eleganza, senza scomporsi. Il messaggio voleva essere quello di un’opposizione che abbaia come i cani anche a pericoli o evidenze apparenti.
Probabilmente si trattava di una messa in scena già concordata per il gioco delle parti tra i due contendenti e per lasciare un’argomentazione scomoda alla clamorosa replica che sarebbe stata ripresa da tutti.
Così è stato, se così è stato in effetti. Il “bau bau” enunciato in modo sarcastico ha sdoganato ogni evasione dal solco argomentativo dei contendenti. Diviene ben presto materiale per i comici. Potrebbe porsi come locus dialettico per esprimere il proprio parere sui moduli argomentativi dell’interlocutore. Oppure irridere semplicemente una situazione inconcludente.
Nel solco del “bau bau” potremmo allora includere tutto. Dare scherzosamente del cane a chi riteniamo parli a vuoto oppure ironicamente etichettare il vuoto significazionale delle argomentazioni dell’altro. In sostanza porlo come stilema linguistico vero e proprio. Si tratta di vedere quanta fortuna avrà.
La nota rilevante riguarda però l’abbassamento della dialettica politica presente anche nelle audizioni camerali alle quali si assiste in televisione. Un dibattito che anche nelle punte più alte, e forse proprio in quelle, assume i caratteri della messa in farsa.
Succede allora che il più brillante oratore del momento, Matteo Renzi, in un dibattito acceso quale è il caso Almasri nel rincarare la vena corrosiva verso il governo in carica si affidi al parallelismo con la novella di Pinocchio.
In un caso così tragico, per cui un criminale internazionale è rimpatriato con aereo di Stato per motivi di riequilibrio tra paesi e per non peggiorare il livello di immigrazione presente in Italia, ci si aspettava una stigmatizzazione forte che in effetti è arrivata. Ma l’argomento di supporto resta l’assimilazione dei protagonisti al ridicolo.
Come se ci fosse bisogno di altro ridicolo nelle espressioni per dare piena contezza a quello fattuale che non si può evidenziare se non col senso del tragico.
“Bau bau”, il parallelismo novellistico improprio e altre parafrasi buffonesche servono ad alleviare il piano del discorso. Ma probabilmente lo riportano alla sua verità. E il fatto che sia detto implica il superamento dell’esser detto.
Come dire, non serve dare etichetta a una vicenda, se la vicenda sta tutta in quella classificazione. Meglio ancora inserire anche il soggetto giudicante nella stessa congerie di apparenze grottesche.