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Ossessione da dimissione

Non le vuole mai dare nessuno ma puntualmente si rivendicano o si minacciano. Da parte degli astanti del potenziale dimissionario spesso si sperano e altrettanto spesso la prospettiva rimane delusa.

IN attualità all’oggi il matematico Odifreddi constatando la malattia polmonare del Papa guarda alle sue dimissioni come attestazione di un’investitura laica del suo pontificato. Lo dice con il gusto della cosa oltranzista ma forse non sa che le dimissioni del Papa sono pronte da tempo e ci sono altri suoi predecessori, come Paolo VI, che consegnarono in una scrittura riservata le loro dimissioni qualora non fossero stati in possibilità di esercitare il pontificato.

Quindi le dimissioni del Papa non fu sono uno stratagemma di Ratzinger. Esistono come possibilità attuale anche per il Santo Padre. Non sappiamo se Bergoglio intenda consegnarle o se addiverrà a più miti consigli nella modalità di gestione del suo pontificato. Di fatto veniamo a conoscenza della sostituibilità, per volontà del diretto artefice, del vicario di Pietro.

Essendo un’emanazione della Divina Provvidenza anche le sue dimissioni potrebbero essere un’espressione di questa ultima.

Ma sempre in tema di Provvidenza le dimissioni autoevocate sono state ventilate anche dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Sarebbe pronto a farlo in cambio dell’adesione del suo paese alla Nato.  L’idea è di per sé bizzarra perché se questa tesi fosse accolta significherebbe che la guerra di tre anni da parte della Russia intenta all’invasione militare nel suo paese fosse motivata da motivi personali riguardanti la sua figura.

IL problema centrale del contendere invece consiste proprio nella possibilità che l’Ucraina entri nella Nato, ipotesi che la Russia di Putin vuole scongiurare senza tentennamenti.

Eppure Zelenskyy rispondendo alle domande nel forum ‘Ucraina: Anno 2025’ ha detto: “se serve che lasci questa sedia, sono pronto a farlo e posso anche scambiare la mia posizione con l’adesione dell’Ucraina alla Nato”.

Zelensky deve avere una grande stima di sé perché vuole incontrare Trump prima che il presidente americano veda Vladimir Putin. Come se la sua persona e la capacità di persuasione abbiano qualche rilevanza per il neopresidente degli Stati Uniti. Ma in mezzo ci sono le questioni relative alle risorse minerarie ucraine in cambio di assistenza per la sicurezza.

E in definitiva proprio per ché ci sono tanti interessi in mezzo, sullo scacchiere internazionale, e tante ancora ancora da chiarire, in campo di rinnovamento del messaggio teologico, qui non si dimette nessuno.

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