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venerdì, Aprile 4, 2025

C’è da ricostruire un mondo

Aggiornamento su questo passaggio epocale

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

La barzelletta in politica

Che è cosa diversa dalla politica in barzelletta o metterla in barzelletta

L’umorismo come figura della politica. Il comportamento e l’asserzione umoristica hanno il merito di averlo introdotto gli americani. Forse la pietra iniziale può essere attribuita a John Fitzgerald Kennedy quando dopo l’introduzione a un suo discorso di Marylin Monroe che cantava “Happy Birthday Mister President” annunciò ironicamente le sue dimissioni perché oramai non poteva sperare di meglio nella vita.

La boutade serve sempre per alleggerire, tanto più nel clima dialettico dove ogni parola pesa quale è quello della politica internazionale. Ma a buon vedere la frase ironica evidenzia comunque un aspetto nobile o specificamente elevato sulla discussione generale. In quel contesto infatti John Fitzgerald Kennedy diceva implicitamente che ci si occupa della cosa pubblica quando si aspira a un mondo migliore. Ma quando si ha il massimo dalla vita e non si può più sperare di meglio perde senso continuare questo mestiere.

Si tratta ovviamente di presunzione di interpretazione laterale in una frase detta semplicemente per alleggerimento. Ma può avere il crisma, come altre asserzioni dette in politica, di dare significazioni ben più attente.

Lo stesso è avvenuto poco fa nell’incontro tra Donald Trump e Emmanuel Macron. In un momento di distensione riportato dall’Ansa il presidente degli Stati Uniti racconta una storiella che per essere detta, sempre per alleggerimento, non esclude possa avere un fondamento di verità.

“Voglio raccontarvi una piccola storia – Ha premesso Trump. E già in questa premessa bisogna capire se per “piccola storia” sta per barzelletta inventata oppure un aneddoto che nel racconto si esalta negli effettivi elementi di verità – Eravamo alla Torre Eiffel a cena con la tua meravigliosa moglie e con la mia meravigliosa moglie. Siamo usciti e lui ha iniziato a parlare dell’accordo in francese. Non avevamo un interprete e lui continuava. Continuava e io semplicemente annuivo. A me l’ha veramente fatta perché il giorno dopo leggevo sui giornali e ho detto: ma non è quello di cui abbiamo discusso. È un cliente sveglio, lo ammetto. Non era esattamente quello su cui avevo concordato”.

La storiella serve a ridere in un momento di alleggerimento finale del confronto avvenuto. Però ci dice anche che a fine trattativa può succedere che uno dei due contraenti possa dare una versione più edulcorata, o almeno a favore del proprio elettorato, per rendere maggiormente digeribile quanto i due abbiano concordato.

Oppure che, immediatamente dopo la conversazione, a trattativa ancora fresca, non è opportuno spiegare troppi dettagli ai giornalisti e quindi alla gente che ascolta e che legge. Meglio dare una priva voce general generica per comunicare il senso di qualcosa in movimento, ma non il fine e la fine dell’azione.

Ed è in tal senso, quindi, che la figura dell’umorismo si pone come categoria necessaria della politica, ma forse potremmo dire ancora più esattamente della democrazia. Un politico eletto vuole far arrivare la realtà delle cose a piccole dosi, vuole arrivare in modo graduale al vero, vuole essere maggiormente apprezzabile e apprezzato. Chi non è sottoposto al gradimento del demos non ha di questi problemi.

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