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giovedì, Aprile 3, 2025

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Grandi attese e scommesse sugli esiti di questa annunciata guerra dei dazi

Pòro Trump …

Il presidente più ascoltato dalla Storia e quindi il meglio compreso

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Quando il sovrano occupa la satira

L’errore più deviante che il dibattito piò comporre – e quindi ogni elaborazione conseguente – consiste nel chiosare il video che ritrae Donald Trump consacrato come un dio e la terra di Gaza come resort per ricchi con Elon Mask a rappresentarne la più celebrata espressione.

Errore perché non è con la risposta alle provocazioni che si compie un passo avanti nella soluzione di un popolo di un milione e mezzo di persone rimaste senza casa. La soluzione trumpiana del grande esodo in Egitto e Giordania non è praticabile per diretta reazione dei diretti interessati alla proposta.

L’aver postato sul suo profilo questa macchietta che di per sé ridicolizza la proposta di per sé macchiettistica, mostra come Trump in persona l’abbia già superata.

Occupa direttamente lo spazio che si prende la satira mediatica per gestirla lui stesso superando così il piano delle obiezioni.

Potrebbe essere il segno per cui la proposta è già narrazione da prendere in burla tanto da farlo lui stesso. Ma potrebbe indicare invece la meta-semiosi del potere oramai diretto alle proprie finalità tanto da considerare questo ambito di azione del tutto indifferente dalla dialettica pubblica.

Non serve quindi rispondere, obiettare alle obiezioni. Il raggio delle attività travalica ogni piano della democrazia costituito dalle parole. Il linguaggio dei potenti – cioè coloro che hanno la potenzialità di fare e per ciò costituiscono il loro essere – si legge e si confronta solo sul fare. Non conosce altre mediazioni se non quelle del denaro avente in sé anche la ovvia dimensione dello strumento per tornare al mondo dei fatti.

(Quindi è il denaro stesso ad essere un fatto e non una potenza).

La rivoluzione di cui Donald Trump è protagonista consiste anche in questo cambio di paradigma in cui non contano le argomentazioni, le assisi dove si dibatte, il tempo per meditare scelte e mediazioni.

Torna il senso del fare determinante per grandi scelte, riguardanti grandi fette di umanità, in mano a chi ha i mezzi per decidere. Ed è l’alba di una forma di assolutismo fattuale.

La riuscita di questa nuova tendenza sarà in mano esclusivamente alla disponibilità delle società di farsi determinare. E lo sarà fin quando alcune condizioni oggettive di vita saranno salvaguardate.

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