“Il Papa nella notte ha dormito bene e ora sta riposando”. Lo comunica la Sala stampa della Santa Sede e ne informa l’Ansa. Ma quando il fatto di una persona che dorme bene e sta riposando diventa una notizia lo si deve non alla notizia bensì al notiziato: colui di cui si notizia.
Ci rinnova il dato, ben noto, per cui non è il contenuto della notizia a fare notizia ma i soggetti che ne sono protagonisti. Per cui se muore o nasce Tizio Caio non è una notizia, ma se il soggetto in questione è il Presidente o suo figlio diventa una notizia.
Quindi qualsiasi fatto per diventare notizia ha bisogno di un tappeto di fatti, quindi di notizie, già chiare e impresse nella mente del lettore.
Ma questo processo, pur vero e costantemente verificato, è ben poca cosa se non si analizza il vero contenuto della notizia sussistente non tanto nella sua enunciazione vera e proprio piuttosto il suo senso sta in quanto non detto o presupposto.
Tornando all’esempio del Papa, non è tanto una notizia il fatto che abbia dormito bene quanto il fatto che sia sopravvissuto alla notte e al momento si assicura essere ancora in vita. E la notizia ha la sua rilevanza perché risponde indirettamente ad altre notizie di presunta controinformazione per cui in effetti il Papa sarebbe già deceduto. (Se n’è dato lancio sui Social e diversi personaggi hanno dato esposizione all’esempio di controinformazione non necessariamente conforme al vero).
Quindi se non avrebbe senso una notizia che smentisce un’altra che in effetti non è stata data, ma di cui si è fatto allusione, si rilancia con una non-notizia che vuole confutare quella falsa notizia non data ma a cui si allude nella smentita implicitamente enunciata nella considerazione fattuale.
IL mondo delle notizie non dovrebbe avere risvolti e seconde letture. Non siamo nel campo del simbolismo. Un fatto scritto non dovrebbe alludere alcun contesto di sfondo deve limitarsi, semmai, ad enunciarlo esplicitamente.
Ma il mondo delle verità presunte è ancora più pervasivo delle verità apparenti oggi di grande tematizzazione attraverso la polemica su le post-verità o sulle fake news.
Limitarsi al vero per falsificare il falso diventa la pratica confutatoria praticata che si limita al suo ambito senza porsi l’obiettivo di veicolare alcun messaggio di negazione. Ma così facendo non è riuscita a restare nella sola assertiva positività.