IL presidente Federmestieri inizia la sua crociata contro i poteri forti
La dialettica del mondo si è trasformata nel senso di grandi polarizzazioni. Non contano più, nei fatti, tutti i soggetti in campo bensì le grandi concentrazioni di potere rappresentate sempre da una sigla e da una persona. Gli effetti della presidenza di Donald Trump ne sono solo l’esempio più elementare. Anche in altri ambiti dell’economia contano sempre più, e oramai in via del tutto prioritaria, grandi centri di potere.
È arrivato il momento di invertire questa tendenza. Si debbono invece trovare le energie per raccogliere quella che in gergo economicistico si chiama “massa critica”. Con l’espressione di intende indicare un numero variegato di soggetti che apportano innovazioni nel mondo tale da rappresentare una realtà in grado di essere enumerata, percepita e valutata nel mondo dei vari soggetti tesi a rivendicare ruoli e preminenza. Si tratta di un percorso obbligato per i tanti soggetti impegnati in professioni e attività imprenditoriali varie di far pesare il loro peso complessivo al cospetto dei grandi portatori di interessi.
Su questo fronte il giornalista Michelangelo Letizia si è posto come contraltare di questi poteri forti. Eletto presidente di Federmestieri ha lanciato uno strale con l’obiettivo di cambiare il versante delle attenzioni in ambito nazionale. La posta in gioco, secondo Michelangelo Letizia, consiste nella libertà di espressione e la costruzione di una società democratica. Sì, “costruzione”. Perché la nostra società, o forse dovremmo dire il nostro modello, è solo apparentemente democratico. Finge di sostenere battagli per i diversi e per le finto-minoranza, ma in effetti sostiene solamente le oligarchie.
“Non chiediamoci allora se è vero che siamo in dittatura – ha scritto in una sua comunicazione – ognuno di noi pensi a come fare per liberare sé stesso dal gioco umiliante e paralizzante creato da questo sistema”.
Ed indica anche il modo: “produrre beni e servizi in autonomia, sul proprio territorio”. E indica la missione: “formare nuclei autogemmanti di poteri nei gangli sociali minori, uniti e dialoganti tra lor in ottica corporativa (gruppi e reti collaborative) con l’obiettivo di riprendere potere sistemico nella propria area”.
La missione è quella di ricreare un “mercato interno”. Si deve partire dai singoli comuni. In sostanza: “dobbiamo ricominciare a produrre nostri beni e servizi, solo nostri e ben riconoscibili nella paternità. Il valore glielo diamo noi con il nostro lavoro”.
Il sistema Europa, sempre secondo Michelangelo Letizia, rende impossibile questa forma di autarchia perché lega ogni produzione all’egida dell’Euro. IL modo per rivaleggiare coi “giganti finanziari globali” è quella di creare “forme di credito compensativo”.
Un discorso che si pone come manifesto politico e metodo operativo di gestione di un nuovo sistema imprenditoriale. Un discorso in cui manca il nemico in carne e ossa e anche l’obiettivo pragmatico. Porsi contro l’Europa, contro il mondo dei potenti presenti in ogni dove, non fa che aggiungersi alle molte dottrine millenaristiche e apocalittiche. La mancanza di un eden, da una parte laicizza il messaggio dall’altra lo pone senza obiettivi chiari.
Ma la battaglia di Michelangelo è appena iniziata.