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venerdì, Aprile 4, 2025

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

Concorrente avvisato …

Grandi attese e scommesse sugli esiti di questa annunciata guerra dei dazi

Addio a Boris Spassky

Se n’è andato a ottantotto anni la leggenda degli scacchi. Ha rappresentato il trionfo della razionalità e della computazione sull’esistente. Una forma di vita superiore che la nuova evoluzione umana avrebbe dovuto abbracciare al di là del suo personale esempio come primate di una nuova dimensione dell’umanità.

E questo dall’alto delle sue sconfitte al gioco degli scacchi che per una fase ha fatto giocare tutti, anche in Italia. La suggestione di essere nato a Leningrado lo consegnava a figlio migliore della rivoluzione sovietica. Campione del mondo dal ‘69 al ’72 vinse otto medaglie d’oro alle Olimpiadi degli scacchi.

Protagonista nella sfida del secolo. Quando condivise il tavolo per la contesa con Bobby Fischer a Reykjavík, in Islanda. Tre mesi, praticamente tutta l’estate, davanti alla scacchiera per capire chi si sarebbe dovuto alzare e ammettere la sconfitta. Ma quella uscita Spassky fu per lui un contrappasso terribile perché eravamo in pieni anni di Guerra Fredda.

Ebbe possibilità del riscatto due anni dopo contro  Anatolij Karpov a Leningrado e questi però riconobbe pubblicamente che Spasskij era superiore. L’esito finale però non andò a favore di Spassky. Karpov fede banalmente più punti e si aggiudicò il favore del grande duello. Lo stesso fu campione del mondo assoluto dal 1975 al 1985 e campione del mondo Fide dal 1993 al 1999.

Quasi esule Spasskij si trasferì dal 1976 in Francia. Nuovamente un incontro con Fisher nel ’92 ma perse nuovamente. Tornato in Russia pur non avendo più la nazionalità fu afflitto da due ictus.

Dopo la stagione del trionfo della razionalità nell’immaginario comune sarà ricordato come l’immagine di un perdente che ce l’ha fatta e con un orizzonte che pare andare sempre al di là del confine di una scacchiera in cui ciascuno si sente confinato.

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