Nel dubbio sia iniziata una vera e propri guerra commerciale abbiamo certezza sia sicuramente cominciata un diverbio di parole. Si sa che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale ed opposta. Si invera anche in politica l’eterna legge fisica della termodinamica. Ed è in questo flusso che continuerà con contro reazioni, tutte da stabilire e da vedere, il rapporto con gli Stati Uniti col quale si dovrà invece trovare una pacificazione.
Nel frattempo l’Unione Europea intende rispondere con i cosiddetti “dazi reciproci”. La materia daziale sarà l’acciaio e l’alluminio. Ma anche gli altri prodotti non saranno da meno.
A dirlo è lo stesso Emmanuel Macron che qualche giorno fa pareva chiudere in barzelletta l’incontro con Trump. I due contano di darsele di santa ragione coinvolgendo in questa “guerra santa” tutta l’Unione Europea.
Le analisi da approcciare in questa fase sono diverse e non mancano le versioni per cui questo nuovo regime di dazi non dovrebbe comportare flessioni notevoli per gli italiani, dato che la materia delle nostre esportazioni negli Stati Uniti è di alta qualità merceologica per cui non si prevede una flessione di richiesta per rincaro dei costi totali. Sia parmigiano che Ferrari, tanto per fare due esempi banali, sono prodotti diretti a una fetta di società che non dovrebbe rimanere sconvolta se i costi dovessero essere maggiori.
Nel frattempo Emmanuel Macron reagisce all’imminente introduzione da parte degli Stati Uniti di dazi doganali del 25% sui prodotti europei.
Quindi, se i dazi americani su acciaio e alluminio sono confermati (che non è detta l’ultima parola e non vorremmo si concludesse il tutto con un gioco di dichiarazioni) gli europei risponderanno e quindi ci saranno tariffe reciproche.
La difesa è il migliore attacco. E non c’è attacco senza contro-offensiva tesa a dimostrare un ruolo che vuole essere tutt’altro che succubo. (Magari fosse vero). E si ripetono le solite parole prevedibili: “dobbiamo proteggerci, dobbiamo difenderci”. Dette dal presidente francese in conferenza stampa hanno un risalto in più.
Sempre Macron non ha mancato di evidenziare queste rimostranze al Donald incontrato pochi giorni prima. Ha detto però di essere rimasto “con pochissime speranze” che la questione possa essere risolta.