La lite in tivvù ha sempre funzionato. Affermatosi come genere televisivo negli anni Ottanta, eravamo abituati a vedere litigare personaggi dello spettacolo tra loro o con invitati dal pubblico. Il genere della lite dei politici invece era consolidato da prima. Ma quello della litigata tra due esponenti di pensiero lontani tra loro era un dato fin troppo ovvio.
Quello che non si era mai visto consiste nel vertice tra esponenti internazionali che sempre arrivavano alle telecamere con un accordo. La finalità era rappresentarlo.
Ieri invece si è usato il mezzo televisivo per mettere il presidente ucraino alle strette. Quindi una decisione già presa e solo da ratificare sulla quale dare una dichiarazione di circostanza.
Non era di questo avviso Zelensky che prima di ratificare alcunché pretende garanzie affinché non si ripeta domani una seconda invasione. Come dargli torto?
Niente da fare secondo Trump. Vuole chiudere l’accordo, chiudere questa partita e concentrarsi sulle materie prime giacenti nelle terre ucraine.
Davanti a tanta risolutezza che tratta un capo di stato come uno scolaretto c’è la ribellione di questo ultimo. Nonostante la lite in diretta probabilmente quello che avrebbe voluto dire Zelensky e che non ha detto riguarda il fatto di aver cominciato questa guerra perché spinti dagli americani. Se fossero stati da soli gli ucraini non avrebbero nemmeno iniziato.
“State giocando con la vita di milioni di persone, state giocando con il rischio di una Terza Guerra Mondiale” la replica stizzita di Trump. E proprio come un vecchio bacchettone che insegna l’educazione al discolo para di mancanza di rispetto. Dice esplicitamente: “O fate un accordo o noi ci chiamiamo fuori!”. Affida poi a Truth l’altro anatema: “Torni quando sarà pronto per la pace”.
Ma Trump risponde all’obiezione reale che in chiaro non è stata ancora detta esplicitamente. “Il problema è che io vi ho dato il potere di mostrarti un duro, e non credo che lo saresti senza gli Stati Uniti”.
L’Occidente si divide in due. Ma sono le opinioni che non contano. Chi solidarizza con l’ucraino e chi ammira la risolutezza di Trump. Ma più tardi arriva la risposta vera del ribelle. Colui che è insorto contro la Russia e adesso anche contro chi lo ha messo nelle condizioni di insorgere addiviene a più miti consigli.
“Sono molto grato agli americani per tutto il vostro supporto. Avete fatto molto. Sono grato al presidente Trump e al supporto bipartisan del Congresso”. Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista a Fox News, dopo lo scontro con Trump nello Studio Ovale. “Nessuno vuole finire (la guerra) più di noi, perché noi in Ucraina siamo in questa guerra. Siamo in questa battaglia, una battaglia per la libertà completa, per le nostre vite. Quindi, sto solo dicendo che penso che dobbiamo stare dalla stessa parte. E spero che il presidente sia dalla nostra parte”, ha aggiunto Zelensky.
È come diceva Spinoza. Ciascuno ha tanta libertà quanto ha di forza.