“Chi non s’aspetta l’inaspettato non troverà mai la verità”. Lo diceva Eraclito (fr. 18). Da allora ogni sapere si è rincorso alla ricerca di un parametro di valutazione in grado di rendere almeno ponderabile l’elemento prossimo a determinarsi. Le previsioni meteorologiche ne sono plastica conferma. Ma con loro ogni sistema di previsione di eventi prossimi a determinarsi: calcio, economia o politica non fanno differenza.
Ma anche nel livello di imprevedibilità di una soluzione l’ulteriore affermarsi di una realtà precedentemente imponderabile desta due tipi di correttivi da apportare: aggiornare i parametri di valutazione oppure immaginare un nuovo schema, nuovi parametri di prevedibilità.
Sì, perché anche inconsapevolmente, non si sfugge da ciò che sta nel campo del rappresentabile mentale. Anche quando non ci accorgiamo di farlo inconsapevolmente, sotto traccia, senza alcun grado di coscienza o consapevolezza, siamo in un ambito di risposte possibili.
Succede che la realtà di sorprenda. E in questo caso non abbiamo risposte adeguate per un campo di appartenenza del fenomeno che oramai ci accorgiamo non appartenerci più.
Ed è questa l’esemplificazione del “cigno nero”. Wittgenstein per primo affronta il problema nelle Ricerche Filosofiche ammettendo di aver scoperto come si era intrappolati in una prigione schematica da lui stesso congeniata nel Tractatus. Ma di questo l’autore non si occupa se non molto marginalmente.
Affronta invece il rapporto tra sorpresa dell’evento e confutazione della prevedibilità di una classe di eventi. Ed è un tema che interessa la Scienza come la normale vita percettiva.
Ma tutto si potrebbe risolvere tematizzano proprio questa dinamica di conferma e confutazione, tale da sostenere un sistema, emendarlo o delinearlo ex novo. Ma non toccheremmo la questione principale riguardante l’intelletto incapace ad accettare totalmente il nuovo tale da non avere parametri conoscitivi adeguati a giustificarlo.
Oltre la frustrazione di accettare quanto era inadeguato il precedente paradigma il nuovo che arriva non necessariamente trova modo di essere inserito in un nuovo sistema. Né può esserlo in assoluto, pena l’abbandono alla dimensione del caso finalizzato all’allontanamento dello stupore.
L’impossibilità di decretare la fine della tecnica e la necessità di permearsi di aspettative consapevolmente illusorie fornisce così al cigno nero il tratto evolutivo fondamentale. E non serve tematizzarlo come possibilità. Quando arriva: arriva. Ed è questo il mistero.
Nassim NicholasTaleb, Il Cigno nero, ed. Il Saggiatore, 2023, pagg. 483