È un tormentone che l’Europa, intesa come principio di unità strategico politico, si porta dietro dagli albori della sua concezione. La concezione è la seguente: ‘ se l’Europa vuole essere un soggetto unico tra i soggetti che agiscono in politica internazionale deve dotarsi di un esercito ’. E questo appuntamento costantemente tematizzato è stato ritualmente rimandato.
In un’intervista su IL Riformista ne parla Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore di Aeronautica militare. Dal suo punto di vista non sospetto affronta la questione sui gradi di realtà possibile dell’esercito europeo postagli dal cronista.
“Non è importante che ci sia un esercito con le stesse uniformi e le stesse armi – spiega il generale – La Nato non ha mai avuto un suo esercito. Seguiamo quel modello, creiamo una struttura di comando e controllo che utilizzi le forze dei singoli paesi, secondo le priorità e le esigenze. C’è la procedura che si chiama “transfer of authority” per cui ogni paese decide di trasferire il comando sulle proprie unità combattenti al Comando. Questo modello può essere ripreso subito, con una soluzione interinale che conferisca di volta in volta il comando a quello di una nazione. Se si fa questo, mettere insieme l’operazione richiede settimane. Non anni”.
L’avesse detto uno dei qualsiasi dei commentatori che si sfogliano sui giornali o campeggiano in talk show ci sarebbe stato da ridire. Detto da un generale fa un senso completamente diverso.
Questo anche per dire che il ricorso a una politica maggiormente indipendentista e autonoma dal resto del blocco Nato si può perseguire in tempi rapidi e senza assunzioni di grandi investimenti in termini bellicistici. Si può cominciare mettendo insieme le dotazioni bellicistiche di cui si dispone e presentare quelle come credenziali al tavolo delle trattative internazionali. Pare funzioni così. Dalla nostra abbiamo l’atomica francese e pare, pur questa, sia disponibile come credenziale di trattativa.
Entrare in una nuova dialettica accettando anche di mostrare i muscoli. Ma non necessariamente pretendere di formarseli in pochi mesi. Anche perché sarebbero addirittura troppi per dimostrare di essere quel che non si è.