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venerdì, Aprile 4, 2025

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

Concorrente avvisato …

Grandi attese e scommesse sugli esiti di questa annunciata guerra dei dazi

Comizio al Congresso

“America è tornata”. Sicuramente. Con lei sono tornati i discorsi in pompa magna infarciti di retorica da parte di Donald Trump. Finora reggono la scena. Ma è difficile stabilire per quanto tempo ancora riusciranno a trovare obiettori e favorevoli in tanta animosa quantità come oggi. Se non fosse perché stiamo parlando del presidente degli Stati Uniti ci sarebbe da dichiarare il suo come un disco rotto e presto o tardi dovrà arrivare al redde rationem. Il primo lo troverà in casa quando avrà il contraccolpo della macchina amministrativa e burocratica – anche se assai più snelle e funzionale della nostra comunque c’è – che stopperà la valanga di decreti firmati immediatamente dopo la sua investitura.

Stanotte alle tre, per quelli che sono rimasti svegli per ascoltarlo, ha ribadito che “l’American dream sta crescendo, più grande e migliore che mai”.

Già era a conoscenza attraverso il twitt di Zelensky il fatto che era addivenuto a più miti consigli circa la continuazione della guerra. Quindi non fa impressione la lettera del presidente ucraino. Sempre Trump dice di aver avuto “discussioni serie” con Mosca. Il disgelo però gli consente aggredire l’Europa individuata come seccatura in questo trovato dialogo tra grandi. L’Europa non lo è. L’Europa è geografia. L’Unione potrebbe esserlo se riesce a rifondarsi. E per questo carezza idee neobelliciste con l’acquisizione di armi.

Trump allora difende la guerra dei dazi pronto a sostenerne le risposte uguali e opposte. Gli Usa “risponderanno dazio su dazio, tassa su tassa”. Vuole riprendere il Canale di Panama e prendere la Groenlandia.

Repubblicani applaudono. Alcuni dem disertano, in pochi rumoreggiano. Deputate e senatrici del partito dell’Asinello si sono vestite di rosa per “dimostrare l’unità delle donne” contro The Donald e in difesa dei diritti riproduttivi.

Continua sui tropi classici della battaglia moralizzatrice tipicamente americana. In testa a tutti la guerra alla droga chiedendo più fondi al Congresso. Ma più soldi anche per le deportazioni. Rilancia su una sua iniziativa culturale: “il nostro Paese non sarà più woke”. E certo! L’orgoglio prima di tutto. Ma il fatto che voglia rinascere denota lo stato di crisi profondo in cui versa tutto il sistema profondo.

“Abbiamo realizzato più in 43 giorni – sempre Trump – di quanto la maggior parte delle amministrazioni realizzi in 4 o 8 anni, e abbiamo appena iniziato. Ed è abbastanza allora per passare la scena avendo già detto tutto.

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