Fucilato. Meglio che bruciato sulla sedia elettrica o in camera a gas. La scelta di Brad Keith Sigmon, condannato, a morte in South Carolina, è basata sulla convenienza nel tipo di fine-vita e sulle garanzie di scarsa sofferenza. Ma è anche vero che la fucilazione consiste nella prima volta, come tipologia di condanna a morte, nella storia moderna del South Carolina.
Da sempre la morte e la sua modalità entra in un caso statistico. Oggi entra anche nel novero della selezione di modalità. Pare che questa fine comminata sia preferita per le pene che deve subire il condannato alla sedia elettrica o alla camera a gas. Solo che si dovrà ripristinare un plotone di esecuzione con soggetti che sparano.
IL condannato è acclarato pluriomicida dei genitori della sua ex fidanza. Non ha avuto pietà di loro nel prenderli a bastonate e costringere la figlia costretta a scappare con lui, corsa finita con la disperata fuga di lei dalla macchina in corsa. “Non ho scuse” – ha detto Sigmon durante il processo.
La difesa ha tentato di fermare l’esecuzione ed ha rilevato quanto sia terrificante la richiesta di morire in un diverso modo di quello prescelto dal Tribunale. Mississippi e Oklahoma, oltre al South Carolina sono tra i gli stati dove si può esecutare la condanna a morte attraverso esecuzione con la fucilazione. In Idaho si è praticata questa dinamica perché si era a corto di farmaci per l’iniezione letale.
Ammazzare un condannato si pone come problema di bilancio e non come tema etico. Ma nella questione della scelta volontaria della fine nella propria vita, tematizzata da Martin Heidegger, la scelta della modalità non si pone nel novero di un vero divario esistenziale. Come morire diventa un fatto di convenienza alla pari di qualsiasi altra questione di vita ordinaria.