Tutto si può dire fuorché Ursula Van der Leyen non abbia onestà intellettuale. Ha battezzato il suo “piano di riarmo” senza infingimenti. Avrebbe potuto edulcorare in mille modi e sarebbe comunque stata oggetto di polemica. Ha preferito parlare proprio di “riarmo”. Inevitabilmente strategicamente variegate sono le reazioni in ogni dove. Prima fra tutte il nostro paese dove il suo presidente del Consiglio non esita a dire come riarmo non sia la parola più adatta. Meloni vuole centrare sul concetto di difesa e sicurezza. Ha il coraggio di centrare l’attenzione però sull’argomento pertinente che riguarda le materie prime per la cyber-sicurezza.
Chiaramente in disaccordo Elly Schlein che contesta il fatto che si faciliti la spesa nazionale in difesa a suo avviso un’idea tale da non produrre difesa comune europea. E pare, come sempre nelle discussioni in cui si vela il proprio intendimento, il problema sia sempre il mezzo e mai il fine. L’altro pezzo forte del PD, Paolo Gentiloni sostiene un finanziamento comune per il fine della sicurezza. Antonio Tajani rivendica un’identità diversa da quella di guerrafondaio per cui rifiuta la logica del “riarmo”. Difesa significa garantire la sicurezza. Giuseppe Conte avversa nettamente il piano rivendicanto il suo Nex generation per la ricostruzione dell’Europa. Obietta il fatto che significherebbe trenta miliardi per l’Italia sottratti a sanità, istruzione, scuola, sottratti agli aiuti, ai sostegni per famiglie e le imprese. “È una furia bellicista che noi contrasteremo in ogni modo”. Ci vuole pensare meglio il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti. “Una cosa sono gli aiuti all’Ucraina, una questione emergenziale, altra cosa è definire la difesa e la sicurezza europea” E poi l’illuminazione per cui bisogna entrare nella sindrome di comprare tutti insieme. Stesso comportamento seguito per i vaccini e per il gas. Il vice presidente della Camera, Fabio Rampelli, evidenzia che dire “armi” non significa utilizzarle. Armi significa anche ’deterrenza’: “più sei indifeso e più sei preda di chi ha intenzioni ostili. Più sei forte più puoi costruire la pace”. Sostenitore del piano senza se e senza ma è Carlo Calenda. “Alla minaccia di non essere più coinvolti nella Nato si risponda investendo in una difesa europea che già oggi numericamente è molto significativa e che preservi la libertà”. L’ex collega di partito, Matteo Renzi, sulla stessa linea. “La cosa che serve è la difesa comune, gli Stati uniti d’Europa, in prospettiva l’esercito europeo, mettere insieme i soldi che già si spendono sulla difesa”.
Possibilista Riccardo Magi: “Il piano di von der Leyen per certi versi è inevitabile”. Deve andare di pari passo con programmi europei di difesa. “Il piano von der Leyen non deve pregiudicare la costruzione di una difesa comune, che non può prescindere da una politica estera comune”.
Contrario Angelo Bonelli: “La strada della pace non è il riarmo e la guerra, ma la diplomazia. È arrivato il momento che la premier dica chiaramente da che parte sta”. Sulla stessa linea Nicola Fratoianni. “Voler spendere centinaia di miliardi di euro per aumentare la spesa militare invece che quella sociale e per i diritti di tutti e tutte è un suicidio vero e proprio per l’Europa”.
Tutte risposte che hanno in comune la tematizzazione del principio enunciato dal Van der Leyen ma non come uscire da questa crisi.