Tutti insieme appassionatamente. Hanno bisogno di vedersi e confrontarsi gli autoproclamati “ volenterosi “ e attraverso Keir Starmer annunciano una riunione in video call dove faranno il punto della situazione.
I nodi al contendere da sciogliere aumentano invece di avvicinarsi alla soluzione. In effetti bisogna comprendere non solo le vere intenzioni della Russia nel suo belligerante incedere in terra ucraina. C’è da capire anche quanto gli ucraini intendano portare avanti questo stato di cose o invece intendano chiuderla qui con una pragmatica soluzione. Ma soprattutto bisogna capire quanto i riottosi americani vogliano perseverare nel loro atteggiamento di addio alle armi. Ma in definitiva gli stessi “volenterosi” dovranno dare la cifra della loro rispettiva volontà, capire quale è la loro soglia di dolore per entrare in questa vicenda con tutto loro stessi o invece solo a latere. Dopo la videocall si prevede la riunione tra quelli che capiscono di guerra effettivamente: i vertici militari.
E mentre Volodymyr Zelensky gioca sui Social nello scrivere: “l’Ucraina ha cercato la pace fin dal primo secondo della guerra. E abbiamo sempre detto che l’unica ragione per cui la guerra continua è la Russia”.
Pare come excusatio non petita quella del presidente ucraino tesa più a convincere gli americani a volerli ancora aiutare, anche se da quel fronte pare non ci siano grossi segnali di incoraggiamento. Financial Times riferisce il pensiero di imprecisati “funzionari informati sui preparativi per i negoziati” di Riad. Secondo quanto è dato loro da sapere Kiev sarebbe pronta al cessate il fuoco. Si tratta di una prova iniziale di distensione.
Peskov, dal canto suo, nelle vesti di portavoce del Cremlino, pur evidenziando il fatto che i due presidenti si siano espressi in modo più che possibilista nel contatto che c’è stato tra i due presidenti. Non se ne prevedono altri, però, ha detto smentendo quanto scritto da Cnn.
Tra le due parti però inizia il rimpallare del gioco di confrontare il rapporto aspettativa ed evento. Ma nessuno scopre le sue carte neanche per dire cosa si aspetta dall’altro e quale obiettivo pone a sé stesso.
“Non importa cosa stiamo aspettando noi. Ciò che conta è cosa stanno aspettando gli Stati Uniti. A vari livelli abbiamo ripetutamente sentito affermazioni secondo cui gli Stati Uniti stanno aspettando che gli ucraini dimostrino il desiderio di fare la pace” – ha detto Peskov. E la palla nuovamente viene rimandata all’Ucraina. Sottolinea Peskov: “I membri del regime di Zelensky vogliono davvero la pace o no? Questo è molto importante e deve essere determinato”.
Non si capisce cosa altro potrebbero volere visto che sono bombardati da tre anni. Il problema risuona nelle espressioni del volere dove per l’oggetto del desiderio – la pace – si scambia invece l’oggetto del contendere: il controllo di territori e delle risorse che se ne ricavano.