Van der Leyen ha parlato. Il parlamento europeo ha votato. Quattrocentodiciannove voti a favore, duecentoquattro voti contrari, quarantasei astenuti. La difesa europea chiamata senza infingimenti “riarmo” è una realtà davanti alla quale anche i contrari più strenui dovranno prendere atto.
Il ‘ liberi tutti ‘ col quale si sono regolati i deputati italiani non ha tenuto conto dell’esser parte di una coalizione di governo o dell’opposizione. E questo è valso sia in casa che fuori casa. Basti pensare che, anche solo a dichiarazioni ufficiali, il partito della Meloni ha votato a favore, la Lega contro. Contro anche il Movimento Cinque Stelle. Mentre nel PD ognuno è andato per conto suo (undici astenuti, dieci favorevoli, nessun contrario). Emblematico il comportamento della deputata Lucia Annunziata che prima dice di votare a favore poi rettifica sé stessa dichiarandosi astenuta. L’inquietudine è di casa. Del resto, dato il problema, non potrebbe essere che così. Ci si chiede allora la ragione del richiamo a una scelta tetragona, qualsiasi soluzione si voglia adottare.
La decisione non fa altro che approvare quanto stabilità dal Consiglio europeo che ha approvato la proposta dello strumento finanziario denominato Safe: Security Action for Europe. Come fu per la corsa ai vaccini e alla ricostruzione del dopo pandemia, si offrono fino a centocinquanta miliardi di euro in forma di prestiti finalizzati a investire su principi di base.
Ci sono soluzioni diverse. Domini di capacità strategica selezionati, difesa aerea ai droni, strumenti strategici al cyber. Il tutto teso a massimizzare l’impatto degli investimenti militari. Sono prestiti finalizzati a finanziare acquisti diretti a produttori europei. Sostanzialmente debbono rilanciare l’industria della difesa.
Esplicitamente si vuole dare fondo a ogni leva finanziaria per rafforzare la difesa. L’obiettivo è arrivare ai fatidici ottocento miliardi da spendere. La presidente della Commissione Ue entra nel merito della salvaguardia nazionale. “Oggi spendiamo poco meno del 2% del nostro Pil per la difesa. Tutte le analisi concordano sul fatto che dobbiamo muovere più del 3%. L’intero bilancio europeo raggiunge solo l’1% del nostro Pil. È quindi ovvio che la maggior parte di nuovi investimenti può provenire solo dagli Stati membri. Ecco perché stiamo attivando la clausola di salvaguardia nazionale”.
Di qui l’approvazione dello strumento finanziario per dare soldi in prestito finalizzati a riarmarsi ma anche a migliorarsi delle disponibilità tecnologiche tese a questo obiettivo.
Era chiaro, quindi, che nel sottofondo del ricorso alle armi c’era un’altra tirata allo strumento finanziario. È l’Europa. Funziona così.