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Il segno a piazza del Popolo oggi

Probabile che la giornata di oggi sarà ricordata per molto tempo ancora. E non per la ricorrenza alle Idi di Marzo bensì per la fine di una nuova identità sempre contraddistinta nella dialettica politica. Ci si riferisce alla forza e alla volontà di dire dei “no” chiari e netti ed eventualmente dei “sì” altrettanto chiari.

La manifestazione di oggi non ce li ha avuti. Convocatasi in reazione all’idea formula dal presidente Ursula van der Leyen di un finanziamento speciale da utilizzare per comprare nuove armi e strumenti tecnologici tesi a rafforzare la difesa d’Europa, aveva la necessità di affermare un’altra Europa. Quella dei suoi fondatori. Con riferimento all’ispirazione del secondo dopoguerra che ha inteso creare finalmente un coordinamento di Stati per creare la messa in comune di risorse e la cooperazione per il bene generale.

Lo spirito di quella Europa era soffocato, secondo le dichiarazione dei suoi primi fondatori, da questa chiamata alle armi – sollecitata anche dallo smarcarsi dell’amministrazione americana nei confronti di un bene generale determinato dal suo essere schieramento sulla Terra.

I “no” netti, quindi, c’erano tutti. No all’ideologia delle armi come contenimento nei confronti dell’avversario. E “no” anche al disimpegno di Trump. Più difficile mettere in piedi qualche punto programmatico ma su questo ci si poteva lavorare in questi giorni e lanciare la tematica anche grazie all’abbrivio impresso da questa manifestazione.

Secondo le cronache però l’happening a piazza del Popolo per accentuare la linea filo-europeista, quindi in tal senso non esporsi a indesiderati fraintendimenti, ha messo dentro un po’ tutto facendo il pieno di giornalisti, personaggi dello spettacolo, ma poche teste politiche pensanti – se non quelle prevedibili arrivate per trarne vantaggio in termini di visibilità.

Sebbene siano state dette chiare lettere, sono mancate le parole guida in caso di dare un orientamento di fattiva direzione a questa unione di stati d’Europa. Questa! Non una possibile o raffigurabile nella testa di ciascuno dei manifestanti, quindi diversa tra loro.

Ma l’occasione della piazza ha dato qualcosa di importante e da mettere nel patrimonio esistenziale di ciascuno. IL ritrovarsi di una generazione di contestatori – anzi due: Sessantotto e Settantasette – in una nuova capacità mobilitante al di fuori di sigle o configurazioni sindacali.

Il problema della difficile redditività elettorale di un potenziale di questo tipo deve rimanere alla capacità di tessere, di mietere, e di ricominciare con un lavoro abbandonato da giovani per motivi sempre comprensibili.

Il successo di un’appuntamento politico è dato dall’affermazione di una o più parole guida in grado di entrare nella mente e nel lessico delle persone. Ed è tutto da vedere se è effettivamente successa questa cosa.

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