La Commissione del ministero all’Istruzione ha licenziato le indicazioni nazionali per il primo ciclo del nostro ordinamento scolastico. Inevitabili le polemiche ma il problema resta tutto in questa fase di grande transizione formativa con grandi incursioni informative che nel loro inserirsi scoordinato e incoerente rischiano di porsi come nuova formazione.
Si include la scuola dell’infanzia con gli orientamenti educativi al primo ciclo di istruzione. Il problema epocale è quello di un soggetto che ha perso dimestichezza con il calcolo, mentale e grafico, con la penna in mano per la scrittura, con la capacità di elaborazione autonoma non legata alla pura estemporaneità o alla ripetizione di schemi o di suggestioni.
Difficile porre un nuovo modello in riferimento all’antico tantomeno è opportuno immergersi nella sbornia della modernità tecnologica abbandonando il soggetto sociale all’assorbimento puro e semplice di quel che c’è.
La destrutturazione post duemila ha dato quel generalismo ibrido dove si condensano i saperi col disperato tentativo di difenderli. Quindi Storia è studiata con Geografia, il superamento dell’acquisizione mnemonica del testo poetico ed oggi il forzoso ritorno modaiolo per recuperare una forza e un costrutto nella mente. Si intende in questo senso: la capacità di concentrazione e la perseveranza nel voler fissare idee chiare e distinte per non cederle alla sovrapposizione nella quale sono conosciute.
La preoccupazione c’è. Se si fa un tema grazie a Chapt GPT, se si risponde a qualsiasi domanda con l’immediatezza di una verifica su un computer, si perde la capacità di esercitare quella forza e quella perseveranza indispensabili quando la ricerca diventa vera.
Ma anche l’aver abdicato totalmente alla valutazione sul pensiero critico e sulle capacità di rielaborazione di qualsiasi contesto problematico non significa che i contesti problematici non esistono. Esistono e come. Solo che a questi si riesce a dare le risposte collaudate da qualcuno e registrate in memoria.
Ma è pur vero che una riforma in senso di recupero reattivo all’esistente appare altrettanto sterile e infruttuosa. La differenza la si sperimenta nelle cose effettive. Quindi quando la si rileva è troppo tardi. Il danno è stato fatto.
E la violazione di questa post-modernità consiste in un dato acclarato. Bisogna lavorarci evitando di fare ponti che non includono alcunché. Questo è un messaggio per la commissione di Valditara.