IL da fare sulla difesa consiste in un lavoro del tutto da svolgere. Si tratta di uno degli oneri più difficili da risolvere nella giovane Storia dell’Unione Europea. Ed è impossibile non rendersene conto anche da parte di personaggi, personaggetti e personalità un poco discutibili nell’ambito europeo.
ReArm per i ventisette leader europei significa pronunciarsi in posizione scomposta e da orientamenti disparati, avendo esigenze territoriali e di urgenza totalmente diverse. A parole il rafforzamento militare della difesa consiste in un dato inconcusso. Stabilire cosa significa enucleando cose e fatti da realizzare consiste in tutt’altro lavoro. Del resto è sempre sui dettagli che naufragano i progetti. Tanto più quando questi dettagli significa disporsi di armi.
Ma il nodo del contendere, non ci si può sbagliare, consiste sempre nel denaro. Con quali soldi finanzio il riarmo? I paesi baltici sono gli interlocutori più attenti e arrembanti. E si capisce benissimo data la loro forte vicinanza con la Russia che consiste nel problema. Non a caso anche gli ultimi arrivati in casa Nato – Finlandia e Svezia – spingono per avere “un’Europa sicura, armata e unita contro la minaccia russa”.
Chiaramente allora bisogna definire lo strumento finanziario. Fare altri bond specifici? A rispondere affermativamente sono Italia, Francia e Grecia. Si contrappongono i paesi Frugali – Olanda, Germania, Austria. A dar loro manforte c’è l’Ungheria di Orban.
Altro nodo del contendere consiste nella clausola francese che vogliono solo i francesi. Consiste nel made in Europe per l’acquisizione delle armi. IN sostanza la Commissione intenda promuovere appalti in comune per l’acquisto di armi la cui origine sia almeno per il 65% di origine europea, si ragionano sui criteri più allargati di acquisizione. Si tratta di poter includere paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito. Sebbene Germania, Italia, Polonia, Olanda siano a favore di una maggiore apertura nelle catene tali da riassorbire anche il Regno Unito, pare non riusciranno a portare a casa l’idea di un made in Europe del tutto nuovo.
Ma su tutti debbono vedersela con Zelensky che batte alla parta. Chiede che l’Unione Europea fornisca prima possibile cinque miliardi in munizioni. Lo ha detto con queste parole: “È necessario che il vostro sostegno all’Ucraina non diminuisca, ma continui e cresca. Ciò vale in particolar modo per la difesa aerea, l’assistenza militare e la nostra resilienza complessiva. Abbiamo bisogno di fondi per i proiettili di artiglieria e saremmo molto grati se l’Europa ci fornisse il prima possibile un sostegno di almeno cinque miliardi di euro”. Ed è sempre Volodymyr Zelensky a spiegare: “Sono necessari investimenti nella produzione di armi sia in Ucraina che nei vostri Paesi. L’Europa ha bisogno di indipendenza tecnologica, anche nella produzione di armi. Tutto ciò che serve per proteggere il continente deve essere prodotto qui, in Europa. Dobbiamo lavorare insieme su questo”. Quindi uno sponsor per il made in Europe di questa corsa alle armi.
Discussioni tante e tali che c’è da pensare a quanto si potrà discutere quando si dovrà decidere di usarle e dove.