Andare divisi per colpire uniti significa dotarsi del salvacondotto per il fallimento. È una legge che ci trasmette la Storia. Come tale inoppugnabile e sarà evidentemente verificata se altri fatti interconnessi non riusciranno a dismettere dalla tendenza fondamentale del momento europeo.
Pare proprio che sia Macron che Starmer non prescindano sul riarmo. Mentre Van der Leyen assorbe un poco i toni lanciati inizialmente di avversione alle mire espansionistiche russe.
Il Consiglio Europeo vota le “conclusioni sulla difesa europea” e vuole cogliere in questo modo la posta della sfida che si è alzata davanti al regredire dell’impegno bellicistico in Ucraina. Con ciò si vuole, in altri termini, limitare i danni di un progetto espansionistiche prevedibile l’indomani della conclusione delle vicende belliche in Ucraina. Si temono le mire espansionistiche della Russia.
Si va più tenui sullo stile lessicale. Non più “riarmo”. Besì “readiness”. E si pone una scadenza temporale come obiettivo: il 2030. Con la nuova espressione gli autoprocalmatisi “volenterosi” (Gran Bretagna, Canada, Norvegia, Turchia e Islanda) vogliono mostrarsi pronti in caso di necessità. Il progetto “include anche il progetto Safe, che prevede infrastrutture, mobilità militare e le lacune in termini di capacità: dai missili ai droni, fino all’artiglieria e alla guerra digitale”.
Resta però il solito problema: chi paga? Dove troviamo i soldi? Facciamo tutto a debito? Così saremo armati fino ai denti ma legati mani e piedi da nuovi creditori. Alla faccia dell’autonomia e della libertà di scelta. Inevitabili quindi, le divergenze.
E allora come al solito ci sono i primi della classe che vanno per conto loro. Sono Germania e Francia. Hanno già scelto una loro via di autonoma sul riarmo – che come tale resta tale. Hanno tabelle di marcia tutte loro alla faccia della tanto proclamata unità europea per contare qualcosa nel mondo.
Ciascuno giustamente lanciato per la prospettiva di continente statuale ma non ci si ferma un attimo e guardare l’attuale condizione dell’Ucraina sostanzialmente già abbandonata a sé stessa. L’Ungheria è l’unico è paese che parla chiaro. Gli altri la guardano con sussiego ma formale rispetto. Nella sostanza non fanno niente di diverso che fermarsi a guardare. E un altro spettacolino europeo che si rinverdisce consiste nella contesa tra Francia e Regno Unito. Macron oramai sta oltre il Consiglio Europeo. Starmer giustamente svincolato chiede un nuovo vertice per dare le direttive ai “volenterosi”. A parole si vuole sostenere l’Ucraina ma si temono sostanzialmente le condizioni di totale sfavore in cui saranno firmati gli accordi di pace. Quelle condizioni potrebbero nuocere anche all’Europa.