“La distanza aiuta a comprendere meglio gli eventi della storia e i suoi protagonisti. Nel caso di Bettino Craxi il principio di distanza storica trova una conferma comprensibile anche ai più disattenti: durante la sua battaglia politica il leader socialista aveva smosso opposte e potenti passioni che, subito dopo la sua scomparsa, hanno impedito la piena comprensione della sua figura” (pag. 11). Possiamo considerarlo l’incipit della ricostruzione storica di Fabio Martini ed il motivo per cui questo libro deve essere assolutamente letto.
Ci insegna a mettere bene in relazione il determinismo storico, di cui i fatti e le vicende sono solo espressione superficiale, con la volontà di potenza che invece la soggettività imprime alle cose reali tanto da modificarle e restarne inevitabilmente modificato.
Ed è per questo che la storia di Bettino Craxi non riguarda solo il leader socialista ma quello di chiunque abbia intensamente vissuto la sua epoca avendo lo statista rapporti di adesione o avversione.
Entrato in politica nel 1951, quando chiese la tessera del Psi all’età di diciannove anni, ventiquattro anni dopo fu eletto segretario. Nel frattempo tanta gavetta politica. Funzionario mandato a Sesto San Giovanni, poi eletto consigliere comunale a Milano, deve resistere al rimprovero dell’allora segretario De Marino per le congratulazioni trasmesse a John Fitzgerald Kennedy per la sua elezione a presidente.
Ma il giovane Bettino Craxi gioca sempre in politica come outsider. Svincolato da logiche correntizie si muove in modo libero che però solo l’apparenza può giudicare estemporaneo.
La generazione dei contestatori nel Sessantotto non lo trova ammiccante come diversi dirigenti comunisti. In occasione dell’occupazione del Palazzo Comunale non esita a tracciare giudizi che stigmatizzano il sostanziale disprezzo per la democrazia da parte di quei giovani. E sono parole profetiche.
Il resto è Storia. E Craxi la seppe tracciare da protagonista. La sua grande missione si potrebbe sintetizzare con la volontà di dare al suo paese un assetto diverso da quello deciso a Yalta e cominciare un percorso in cui, sempre il nostro paese, sarebbe potuto diventare protagonista. Di qui il gran rifiuto a Sigonella. Di qui la ruvidezza in alcuni rapporti politici che non guardavano tanto per il sottile o al gioco delle apparenze.
Di qui, anche e soprattutto, la necessità di laicizzare il comportamento politico e trasformare il proprio personale in autentici manager. Gli anni Ottanta che lo vedono protagonista assoluto assistono al tramonto delle ideologie e alla possibilità di darsi un nuovo assetto. Craxi ci si butta a pieno titolo con la consapevolezza di antiche e nuove inadeguatezze. Prima fra tutti lo “strapotere della magistratura che inibiva in qualche modo la libertà dell’azione politico amministrativa.
Ogni passaggio, nodale ed epocale, come quelli a carattere del tutto personale, sono precisamente delineati da Fabio Martini tanto da costituire questo testo un vademecum imprescindibile per chi vuole capire quegli anni.
( Fabio Martini, Controvento – la vera storia di Bettino Craxi – ed. Rubbettino, 2025, pagg. 249 )