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giovedì, Aprile 3, 2025

Concorrente avvisato …

Grandi attese e scommesse sugli esiti di questa annunciata guerra dei dazi

Pòro Trump …

Il presidente più ascoltato dalla Storia e quindi il meglio compreso

Torna l’ora legale

Lancette un'ora dopo

Sui dazi anche Mattarella

Consiglia al governo di lavorare in concerto con l’Unione Europea. Dovrebbe essere una banalità ma non lo è visto il lavoro della Lega teso a voler procacciarsi un ruolo del tutto speciale nel dialogo con gli americani. Così come prima lo aveva fatto con la Russia.

“Rapporti seri e bilaterali” – ha detto Salvini. Ma il problema oltre ad essere tutto all’interno della misura di alterazione nella dirittura naturale del mercato, sta nella Spada di Damocle utilizzata da Donald Trump che da una parte conferma l’applicazione in un tempo prossimo e dall’altra però lascia supporre delle eccezioni.

E nel grande silenzio della presidente del Consiglio non può che entrare in campo il Presidente della repubblica impegnato a difendere la linearità del mercato e la libertà di impresa. Parole dette alla manifestazione organizzata dagli agricoltori, quindi in un mondo molto acceso che aspettava queste parole.

Ed ha voluto dare un messaggio chiaro a Donald Trump. “La cooperazione di mercati aperti per noi corrisponde a due esigenze vitali: pace e concreti interessi di un Paese esportatore. I dazi creano ostacoli ai mercati, ostacoli alla libertà di commercio, alterano i mercati, penalizzano prodotti di qualità, questo per noi è una cosa inaccettabile ma dovrebbe esserlo per tutti i paesi del mondo”.

Accelerazioni e brusche frenate sull’attivazione delle pubbliche relazioni nel nostro paese crea un effetto roundabout in cui ci si muove in tutte le direzioni possibili per tornare alla fine del rondo alla posizione di partenza.

Si parla di lotta dura senza paura contro i dazi imponendone altre. Si dice che qualsiasi posizione non può essere concertata se non in sede europea. Si risponde di non prediligere questa pia illusione perché poi in definitiva ciascuno tratta le condizioni migliori per sé. Si sostiene che il rapporto me and you sia l’unica spiaggia impossibile da evitare. Ma si oppone che se è chiaro il senso dello you (Trump e l’America) deve essere chiaro il rapporto del “me”, se inteso come sistema paese (e già sarebbe un risultato vista la frammentarietà in atto) come blocco di interessi costituito da una rete di paesi. Si opina che a tanti dazi si deve rispondere ad altrettanti dazi e accettare inevitabilmente la guerra commerciale. Si risponde che non sussistono i numeri di confronto e il gioco di interessi per cui la distensione da parte di questo blocco consiste nell’unica risposta possibile.

Ci si chiede la logica per cui Trump con tanti motivi di contrasto tra grandi unità abbia scelto anche il campo dei rapporti commerciali, come se non ci fossero altri conflitti nel mondo. Forse perché ha valutato fosse arrivato il momento di dire qualcosa che sarebbe passato nell’ordine della nuova stagione di competizioni a tutto tondo.

Ma anche in questa stagione, pur accettandole, bisogna capire qual è l’esercito e le forze di cui si dispone. L’eccezione europea di ogni soggetto consiste sostanzialmente in questa grande differenza dal resto dei grandi paesi in campo.

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