Ieri in un incontro tra Macron e Zelensky si è deciso per l’invio di due miliardi di aiuti a Kiev. Germania, Regno Unito e Francia sono unite nel sostegno con armi all’Ucraina mentre il nostro governo pur partecipando al vertice di oggi sostiene che un eventuale ingresso di soldati italiani in Ucraina avverrebbe solo con l’avallo dell’Onu – ipotesi quantomeno improbabile essendo la Russia parte dell’Onu.
Le precedenti missioni Onu sono state autorizzate solo dopo un accordo di pace, così come avvenuto in altri casi (Bosnia, Libia, Kosovo) sono state autorizzate dopo un mandato del consiglio di sicurezza e la fine delle ostilità.
E infatti dovrebbe essere spiegato meglio che la possibilità dell’ingresso dell’esercito italiano in Ucraina si prevede solo ad accordo raggiunto ed alla fine delle ostilità. Ed è questa una posizione corretta perché diversamente significherebbe l’ingresso in guerra degli eserciti arrivati a sostegno di Kiev.
Ed è una condizione questa che, al di là delle posizioni relative all’opportunità e alla correttezza di una scesa in campo di questo tipo, dovrebbe partecipare anche una stima oggettiva delle forze in campo per la quale si faccia una ponderata riflessione sulla possibilità che un altro esercito possa controvertere la tendenza di questo conflitto.
L’autocritica generale dovrebbe guardare al fatto che se oggi sussiste una trattativa sulle terre da concedere o, in generale, sugli spazi da riconoscere alla Russia, tutto questo poteva essere fatto anche tre anni fa senza la necessità di un conflitto mortifero.
Ma la scena internazionale, tra accuse di fannullismo specultativo (“scrocconi”) agli europei, di fanfaluche a Trump, di forsennato espansionismo a Putin, non svela nulla di nuovo se non un ruolo diverso per la Cina che però può ancora scegliere se fare l’ingresso tra i paesi sovrani delle altrui sorti o se continuare la crescita e ridere dell’autodistruzione degli altri.
Dovranno fare una scelta tra la loro vanità e la loro saggezza.