Era la mattina del 14 agosto 2018, ore 11.36. Genova non dimenticherà mai questo giorno e le quarantatré vittime ricordate con lo stesso numero di rose. Ma il bilancio è anche di tanti sfollati, due quartieri distrutti. Da allora l’espressione “Ponte Morandi” è diventata esplicativa dell’arretratezza del nostro paese tanto più esplicitata nell’incapacità di tenersi in vita le proprie fondamentali infrastrutture.
Con l’abito istituzionale che contraddistingue il nostro paese è stato quindi celebrato l’anniversario della strage. Si è iniziato con la cerimonia alle ore nove alla chiesa parrocchiale di San Bartolomeo della Certosa, mezz’ora dopo l’inizio della camminata in ricordo delle vittime. Partecipano i sindaci di Masone, Rossiglione e Campoliguere e quarantatré bambini.
Quindi alle ore 10.45 la cerimonia del ricordo, sempre nella Radura della Memoria. Tante autorità e tra queste anche il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Edoardo Rixi. In testa a tutti il presidente della repubblica che porrà le corone di memoria. Requiescant in pace e si chiude la celebrazione.
Ma il vero appuntamento sarà quello dell’11 settembre. Ci sarà il processo sul misfatto. Precedenti centosettanta udienze. Ascoltati in 324, 16.069 pagine di trascrizioni delle udienze dibattimentali.
E come il ponte Morandi è stato l’emblema del disfacimento del nonsistemaitalia, altrettanto si opporrà, potrà esser considerato il tempo in cui un altro ponte è stato messo in piedi. Ma non funziona così. I morti restano a segno di crisi apocalittica annunciata da tante voci inascoltate.
La vicenda deve insegnare l’incapacità del nostro nonsistema di guardare dentro i propri problemi ma anche dentro le nostre responsabilità. E cento celebrazioni di memoria non attenuano questa differenza apicale tra senso di verità e senso di rappresentazione della stessa. Continueremo a ricordare, a celebrare, a chiedere a un’autorità superiore di svelare colpe e responsabilità, ma senza una svolta radicale nessuna di queste verranno mai svelate.
E allora proprio queste rappresentazioni evidenziano quel che siamo, ben al di là delle vicende che vogliono evocare.