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venerdì, Aprile 4, 2025

C’è da ricostruire un mondo

Aggiornamento su questo passaggio epocale

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

L’algoritmo ci dirà come curarsi

La parafrasi dell’Intelligenza Artificiale legata ai servizi sanitari somiglia a un giallo scritto male in cui si capisce subito chi è l’assassino. Potremo dire infatti che quanto non ci si aspettava neanche dalla profezia di Heidegger sul sopravvento del mondo della tecnica e sulla cura all’originaria malattia esistenziale sta avvenendo in farsesco. E’ proprio la tecnica ad occuparsi della cura, ma non quella esistenziale. Si tratta proprio di quella esistentiva dove giocava la flessione dello slittamento significazionale dal quale di dipanava la malattia dell’essere.

Ma non è questo il taglio dato al problema dell’Intelligenza Artificiale legato alla Sanità organizzato dall’Osservatorio Sanità e Salute ieri alla Biblioteca del Senato a Roma.

La perfetta parafrasi l’ha fatta, un poco scherzando, Stefano Vella, docente di Metodologia Clinica. “Un tempo – ha spiegato Vella – c’erano le interpretazioni che di una specifica patologia davano i diversi specialisti. Poi c’era il parere del patologo che era sempre quello giusto. Solo che arrivava dopo la morte del paziente. Ebbene, la prospettiva dell’intelligenza artificiale deve consistere sul fatto che questi pareri siano dati in tempi rapidi con la sostituzione della sintesi suprema del patologo”.

Nel corso di questa navigazione che dovrebbe portarci a questi standard di efficienza nel riconoscimento di una cura e dell’esatta collocazione del problema della salute, dobbiamo superare una miriade di ostacoli. Primo fra questi trovare le modalità per informatizzare esattamente con categorie mediche il software che arriverà alla conclusione. Secondo, obiettivo non dichiarato ma reale, combattere contro l’eccessiva tutela della riservatezza. I dati di ciascun paziente sono utili per fare casistica e per capire come ci si è comportati nelle situazioni simili a quella della persona in cura. In tal senso tutto le informazioni debbono essere messe a disposizione. E certo, non serve esplicitare i nomi e cognomi dei casi citati ogni qual volta si acceda ad osservare l’esito di altre esperienze simili. Quindi in estrema sintesi anche la privacy dovrebbe essere tutelata.

Ma nel prendere cognizione della possibilità aperte con questo ambito di cura si sprofonda anche nel letterario e nel metafisico. L’ingegnera biomedica Manuela Appendino parla dell’intelligenza artificiale nei termini di maternità che emette gli algoritmi in grado di riconoscere, svelare, curare.

E sempre da una donna arrivano le illuminazioni più promettenti da parte della metodica elaborativa dei software in grado di decomporre i dati della malattia oncologia. Arsela Prelaj evidenzia casi di avanzamento, non della malattia, ma del riconoscimento nell’insorgenza della malattia cancerosa. Ne evidenzia esempi concreti. IN una miriade di altre attività di ricerca non si va oltre l’ottimistica prospettiva. Ma pur concretizzata, si dovranno risolvere una serie di incrostazioni derivate dal vecchio mondo, il nostro, quello attuale, dove vigono ancora miti oramai superabili: la presenza fisica del medico, l’ospedale come concentrato di malati e infortunati delle più diverse patologie e cause.

La prospettiva reale consiste in ricoveri casalinghi con il controllo medico in tempi reali attraverso la telematica e la disponibilità di accedere alla cura attraverso tecnologia a domicilio.

Prospettive e metodiche si intrecciano insieme ai problemi di condurre la ricerca attraverso parametri di procedimento del tutto nuovi. Nel convegno gli aspetti sono affrontati, secondo le diverse branche della medicina ed anche per i problemi di tutela della riservatezza.

Ma su tutte c’è l’attenzione ad informatizzare con compiutezza ed esattezza il programma che poi dovrà elaborare la diagnosi o la cura. L’attenzione a non divinizzare i suoi responsi perché anche l’algoritmo può prendere abbagli e poi anche per lui, la fase di formazione e implementazione dati non finisce mai. Come del resto per qualsiasi medico.

In fondo i due ruoli e le difficoltà non sono così diverse. Solo che l’intelligenza artificiale non ha problemi personali, non ha momenti di cedimento. Solo difetti di informazione.

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