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venerdì, Aprile 4, 2025

C’è da ricostruire un mondo

Aggiornamento su questo passaggio epocale

Parola di Rifkin

'’La politica dei dazi fallirà con la rivoluzione della stampa’’

Dazi colpiscono non affondano

Succede quel che doveva succedere e niente, pare, possa controvertirlo

L’errore nel giudizio, anche nel chiederlo

Il Papa prima emette un giudizio poi chiede sia confermato sul piano empirico. Si tratta di una vera rivoluzione sul piano teologico perché consiste rilevare una verità tra le cose terrene e poi chiederne l’avallo concettuale attraverso analisi dei fatti.

La rivoluzione del metodo sta nel suo ultimo libro di cui tutti i giornali si sono prodigati a dare anticipazioni. Il Papa chiede di indagare per capire se il conflitto in atto in Medio Oriente abbia le caratteristiche del genocidio.

Ma è chiaro a tutti come questa espressione si sostanzi in un giudizio che come tale non può e non deve essere dimostrato. Si tratta di una visione unilaterale delle pesantissime questioni in atto in grado di evincere l’elemento meno gradito a una parte dei contendenti.

Di qui la questione sarebbe complicata da affrontare o risolvere. Sta di fatto che mentre a Gaza si continua a sparare e vengono perpetrate morti per mano militare risulta quantomeno ozioso stabilire se si tratti di uso adeguato di un’espressione giudicante o meno. Le autorità internazionali debbono intervenire per far cessare quel conflitto. Le questioni relative alla sua più esatta definizione nominale dovrebbero essere affidate ai linguisti. Inutile stabilire – sia concessa questa obiezione – sulla natura del conflitto, se si debba “inquadrare nella definizione formulata da giuristi e organismi internazionali”.

E chi sarebbero poi queste grandi autorità a cui l’autorità massima fa riferimento? Un autogol che non avremmo voluto leggere ma in definitiva è proprio questo a cui è ridotto il nulla eterno di cui consta il panorama geopolitico di cui si dota la nostra epoca.

Nessuna pretesa di difendere una parte piuttosto di un’altra. È facile condannare gli “attacchi disumani” ma sono il gravame portato in ogni guerra e l’intervento politico accettabile consiste nel lavorare con profitto a ché questa guerra abbia fine. Altro intervento a mezzo solo di parole non dovrebbe essere nemmeno considerato.

E chiaramente il peso di tanto dolore viene condiviso col mondo dei fedeli che sta in ascolto e ben poco o nulla può fare affinché il conflitto abbia fine.

Ci sta bene quindi anche la denuncia sul “colonialismo economico” teso a sfruttare le risorse di quelle terre. Ma è anche vero che se quelle terre vogliono avere una crescita possono averla solo attraverso l’ingresso di super potenze, prevalentemente la Cina, che riescono a dare in pochi anni una crescita improponibile a quelle terre. L’alternativa per loro potrebbe essere solo l’emigrazione nelle nostre e questo con tutta la solidarietà del mondo consiste in una formula che l’Occidente non riesce più a drenare. Al netto della nuova retorica per cui il nostro mondo ha bisogno dell’ingresso di queste persone per il bisogno di manodopera – e in questo caso non si tratta più di solidarietà ma di nuovo sfruttamento solo “fatto in casa”.

L’invito al mondo dei fedeli non è mai al fare, ad agire. Bensì a “riflettere”. L’elemento su cui riflettere guarda al nuovo colonialismo mentre invece bisogna accogliere. (Ipse dixit).

È sicuramente questa una condizione in grado di tutelarci dalla possibilità di sbagliare nell’azione. Ma l’errore può stare anche nel giudizio. Anzi, la rivoluzione del cristianesimo ci insegna proprio questo che è il giudizio stesso un errore.

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