IN Europa siamo in una fase di grandi cambiamenti imposti dalla concentrazione di crisi industriale, di leadership, di modelli di governo frustrati dalla sempre maggiore insofferenza della società civile. Eppure abbiamo una decisionalità imbalsamata dall’obbligo dell’unanimità con la revisione sulla scelta del 2035 come data di passaggio alla produzione elettrica ancora da prendere.
In questa impasse a dare la spinta al cambiamento è un tecnico, Mario Draghi. “Con il mondo sull’orlo della rivoluzione dell’IA, l’Europa non può permettersi di rimanere bloccata nelle tecnologie e industrie di mezzo del secolo precedente” – ha detto l’ex presidente del Consiglio italiano e della Bce. Più chiaro di così non si può ma è un tecnico a dirlo, non un politico.
E poi arriva alla proposta concreta di investire il cinque per cento del pil europeo per la transizione ecologica e digitale. Questo deve significare anche investimento nella difesa comune, con buona pace dei pacifisti oltranzisti. La scommessa deve consistere nel riuscire nell’impresa di essere meno dipendenti dalle importazioni cinesi.
I soggetti deputati alla politica, quindi alle scelte, sono stretti invece da due sistemi divenuti sempre più stretti per l’agire. Da una parte debbono vedersela col sistema di mezzi di comunicazione diretti, come notorio, da grandi centri di potere economico. Dall’altra parte dall’applicazione della giustizia di una magistratura sempre più incisiva nelle scelte.
Anche in questi due casi stiamo trattando di sue saperi tecnici in grado di condizionare chi deve scegliere e decidere. E anche quando si è deciso si è preferito guardare ai limiti della decisionalità piuttosto che determinarsi in un campo di azione. L’esempio è dato dal non aver investito nell’innovazione tecnologica, prima fra tutte rappresentata dall’intelligenza artificiale.
Una condizione imposta che invece essendo stata elusa ha comportato che altri hanno scelto prima degli europei lasciandoci all’inseguimento di Cina e Stati Uniti. Prima di decidere e guardare a questo nuovo fronte, invece, si è pensato bene a fissare regole, limiti e divieti. Non si capiva bene su cosa essendo al tempo una materia ancora ipotetica. Ma le regole debbono arrivare sempre prima delle cose attuate.
Consiste nella solita fissazione per cui il Dover Essere viene prima dell’Essere. Lo scacco invece sul quale l’Europa, ma più specificamente l’ideologia teutonica avente le sue azioni di maggioranza, ha perso consiste proprio in questo errore del metodo. E anche il continuare a starne a parlare potrebbe significare il fatto di aver perso troppo tempo per cui gli errori di ieri significherebbero un terreno irrecuperabile oggi.